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Montherlant, i confini della morale e uno scrittore da indagare

by Roberto Ugo Nucci
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Montherlant

Roma, 19 mag – Gli storici sottolineano come la concezione eroica abbia animato l’opera di Montherlant e che, per così dire, ne costituisca la spina dorsale. Hanno osservato i suoi più attenti studiosi che l’unica vera costante della sua opera è nel disprezzo della mediocrità e della bassezza ad essa inevitabilmente collegata. Afferma J.-Y. Tadié che Montherlant si pone come “l’uccisore della mediocrità e della decadenza borghese, difensore dell’energia e della moralità dell’uomo superiore” .

Montherlant e il futuro della gioventù

Montherlant annota con disappunto che è un grande errore istruire e formare i giovani per la società e non per loro stessi, come dovrebbe avvenire con profitto in culture evolute. Infatti, in quei casi si dovrebbe pensare alla creazione e allo sviluppo di individualità forti. Si pensa, invece con compiacente arrendevolezza, alla formazione di esseri docili e remissivi.

In  Les Jeunes Filles Montherlant affronta la questione femminile accusando le riviste femminili di essere un fattore di alienazione. E si chiede: può una donna essere diversa da un essere soltanto socievole se si accontenta di leggere articoli insulsi e insignificanti che propongono ricette per “farsi una personalità’”?

Montherlant sfata il mito della donna ideale e al contempo rafforza il mito della virilità. La virilità si esprime soprattutto nella manifestazione della potenza sessuale, nella liberazione totale degli istinti che ricordano quella che Nietzsche chiama “grande salute”

La concezione del moralista

Con queste premesse si può definire moralista chi tenta di essere oltre le convenzioni e la presunta normalità. Nei fatti chi non cerca di inventare valori di un nuovo umanesimo, ma di trovare soluzioni ai problemi esistenziali nella solitudine dell’esperienza individuale. Montherlant ne fu un convinto assertore e uno scrittore sempre alla ricerca di una raffinata perfezione stilistica.

Per Andrić, suo attento studioso, Montherlant è uno dei più grandi scrittori del suo tempo e la sua opera è la celebrazione della sua esistenza come francese solitario. Una rappresentazione significativa del suo essere oltre le convenzioni culturali e sociali.

La sua figura è spesso al centro di controversie talora indicative di posizioni inconciliabili.  Bisogna ricordare le parole di Baudelaire a tal proposito: “Il mondo funziona solo attraverso l’incomprensione. È a causa di un malinteso che tutti sono d’accordo. Perché, se per disgrazia ci capissimo, non potremmo mai metterci d’accordo»

Montherlant crede che il pubblico vada a vedere le sue opere principalmente perché sono ben rappresentate e che solo una minoranza di persone si preoccupi dei problemi che esamina in quel contesto. Sembra che ciò non abbia una grande importanza per la condivisione delle sue idee quando afferma che la sua creazione letteraria nasce meno dal bisogno di comunicazione che dal bisogno di espressione.

Il culto dell’individualità

Precisa che l’opera letteraria, una volta ultimata, ha una sua vita autonoma, libera da ogni condizionamento, quasi si proponga di interrompere i legami con il suo autore. Montherlant aggiunge che l’opera “si separa dalla coscienza dello scrittore e assume per lui un significato nuovo, ben diverso da quello che aveva nel corso della sua creazione”

Questo scrittore che veniva definito da certa cultura francese tout court come un moralista ha trovato la soluzione ai propri problemi esistenziali nel culto dell’io e in una sorta di eroismo istintivo. Ne sono testimonianza la tendenza individualistica, il rifiuto di credere in una natura umana immutabile, la ricerca della perfezione estetica.

In Montherlant viene posta inevitabilmente la questione morale al centro di ogni considerazione, inscrivendo la dimensione morale nell’opera letteraria. Un percorso illuminante che aiuta ad individuare il destino dell’uomo moderno senza la fede in Dio. In altri termini con una natura umana che deve crearsi una morale senza ricorrere a un’autorità divina. Un’etica che implica la convinzione che si possa andare verso gli altri da una posizione solitaria, che corrisponde ai postulati dei moralisti dell’era moderna. Vale a dire il rifiuto di assoggettare la letteratura a «buoni costumi» e a un’estetica basata sull’opera di perfezione stilistica con cui la scrittura prende le distanze dalla vita quotidiana.

Montherlant identifica l’artista con l’uomo superiore di Nietzsche e gli concede il diritto alla felicità, una condizione anche di incertezza che alla fine rischia di farlo scivolare in una forma di misantropia.

Roberto Ugo Nucci 

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