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Da Moscovici ad Asselborn: tutte le "mezze tacche" del pensiero unico europeista

by Lorenzo Zuppini
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Roma, 16 set – Al commissario europeo per gli affari economici e monetari Pierre Moscovici dovremmo rispondere “magari!”, tanto per prenderlo per il culo ricambiando pan per focaccia. I Mussolini che vede lui, riferendosi velatamente al nostro ministro Salvini, altro non sono che politici investiti di un’ampio consenso elettorale e intenti a fare ciò per cui sono stati votati.
Pur non risparmiando critiche anche aspre a Di Maio e al suo Movimento, mai abbiamo messo in dubbio la sua legittimità come politico. Piacciano o no, queste sono le regole della famigerata democrazia. Nel carrozzone Europa faticano a comprenderlo, Moscovici e compagnia fanno le fusa solo verso quei governi che, mostrando viltà od opportunismo, si inchinano di fronte alle intemperanze dei burocrati comunitari. L’Italia, a questo giro, fa diversamente, e questo cambio di rotta lo si deve al signor Salvini e alla sua caparbietà nell’affermare il sacro principio della inviolabilità dei confini nazionali e dell’autonomia di cui il nostro paese deve godere nell’organizzare l’accoglienza o i respingimenti. Ciò che noi chiamiamo sovranità e che dobbiamo imparare a conquistare con le buone o con le cattive maniere, vale a dire proponendo una pragmatica politica comunitaria per i respingimenti o, laddove venissimo ignorati, gli accordi bilaterali coi paesi africani che ci aiuterebbero immensamente nel frenare i flussi, dunque evitare che gli sciagurati partano mettendosi nelle mani dei trafficanti. I Mussolini, come li chiama il francese con la puzzetta sotto il naso, sono persone che si stanno battendo per affermare questi principi. Dobbiamo prendere atto che l’autonomia intellettuale e decisionale non è ben vista dalle parti di Bruxelles.
Difatti Orban è stato multato, si fa per dire, per non essere stato sufficientemente accogliente coi clandestini che insidiavano i suoi confini. È apparso fuori luogo e pericoloso un tizio – Orban – che si batte affinché il proprio popolo prosperi economicamente e numericamente anziché rimpiazzarlo con gli afro-islamici e piazza al primo posto nella classifica dei propri interessi. Egli si è reso disponibile a cooperare con gli altri paesi nell’opera di dissuasione nei confronti di chi vorrebbe partire, poiché appare ormai chiaro come il sole che una volta arrivati qui ce li dobbiamo tenere, tra domande di asilo, ricorsi e controricorsi. E poi spariscono nel niente non essendo provvisti di documenti. E poi figliano, si moltiplicano, avanzano pretese e, partendo dalla colonizzazione delle nostre stazioni, trasformano i quartieri periferici delle nostre città in degli Stati-nello-Stato in cui vige la legge di coloro che riempiono per primi i palazzi popolari. Gli esempi sono talmente tanti che è impossibile citarne alcuno. Ma siamo tutti Mussolini, siamo tutti stronzi razzisti.
Poco dopo le parole di Moscovici, durante un incontro a Vienna l responsabile lussemburghese degli esteri e degli affari europei Jean Asselborn ha interrotto l’intervento di Salvini con un fastidioso “bla, bla, bla” e ha proseguito con il classico e idiota paragone tra i clandestini d’oggi e gli italiani che in passato emigravano per lavorare. Ci ha dato della “merde, alors”. Il solito profilo grottesco di una mezza tacca del pensiero comune, tutto boria a altezzosità, ignoranza e faziosità utilizzate come ariete per irrompere nel dibattito civile. Si dev’essere disonesti intellettualmente fino al midollo per paragonare i clandestini che invadono l’Europa con gli italiani che sommessamente bussavano alle porte della Germania, per fare un esempio, calandosi poi nelle miniere quindici ore al giorno. Ma questo pensiero sottile e vile è propagandato con una forza tale da inebetire chiunque venga investito dallo sproloquio. L’appello ai buoni sentimenti è un’arma vigliacca perché questi sono tempi in cui la forma è preferita alla sostanza. L’accusa di infamità varie attecchisce sempre alla coscienza collettiva perché pochi hanno il coraggio di battersi contro i tabù che il politicamente corretto ha creato. E l’uso di nomi di non meglio precisate persone “cattive” conferisce a questo minestrone un che di eroico, di grandioso, l’eroe popolare che si batte contro i fantasmi del passato.
Siamo tutti Mussolini. È questo lo sberleffo adatto da utilizzare contro i signori del pensiero unico. Gli impostori ci stanno sul gozzo, e i Mussolini che piacciono a noi sono quelli che con onestà e con i propri limiti si spendono per il benessere del proprio paese, senza la pretesa d’avere la verità in tasca o d’essere portati di un bene supremo. Il resto lo lasciamo volentieri ai commissari dell’Europa invasa. Bla, bla, bla.
Lorenzo Zuppini

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3 comments

Raffo 16 Settembre 2018 - 6:36

Nani ignobili e servi di un brutale comunismo,inadeguati omuncoli miracolati dalla casta eurocrate ,incapaci, inutili ed inefficienti parassiti che non risolvono mai un problema e produttori di quintali di inutile carta……….andate a fare beneficenza sul serio,emigrate in Africa ad aiutare i malati e coloro che hanno bisogno di essere vaccinati……….siate uomini.Codardi.

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Luca 16 Settembre 2018 - 9:15

Questi due prima di nominare MUSSOLINI si devono sciacquare la bocca con un clistere…

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Ragnarok 17 Settembre 2018 - 7:54

Personaggi che esemplificano perfettamente la nemesi di un continente.

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