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Napoli, 10 mag – Bandiere rosse, falci, martelli e stelle a cinque punte. A Napoli è andata in scena ieri la celebrazione della IV edizione della Marcia del Reggimento Immortale per commemorare “i caduti e i prigionieri dell’Armata Rossa”. E chi saranno stati gli organizzatori dell’evento? I centri sociali partenopei? Qualche partito di estrema sinistra? L’Anpi e i nuovi partigiani? Neanche per sogno, a celebrare i soldati sovietici ci ha pensato il Consolato onorario della Federazione Russa di Napoli, che non ha esitato a rilasciare una nota in cui definisce “Grande Guerra Patriottica” quella combattuta dai russi dal 1941 al 1945.

Certo, i russi la definiscono così, peccato che fossero sul fronte opposto a quello dei nostri nonni italiani, nessuno escluso almeno fino al 1943. A guidare la “marcia” è stato il console onorario Vincenzo Schiavo: “Questa commemorazione è fondamentale non solo per la comunità russa, molto folta in Campania, ma anche per capire che non bisogna mai dimenticare le proprie radici”, ha dichiarato Schiavo. Evidentemente per lui le radici italiane sono rintracciabili da qualche parte in Siberia piuttosto che negli Urali.

Tributi di sangue

Alla commemorazione ha partecipato anche Padre Mikhail Povaliaev, della chiesa ortodossa Sant’Andrea Apostolo, che ha poi celebrato la messa in ricordo dei caduti sovietici. Soprattutto però, per dare un senso ancor più istituzionale al tutto, si è unito alla “marcia” anche il presidente del consiglio comunale di Napoli, Alessandro Fucito. “I tributi di sangue non sono tutti uguali, 20 milioni di morti russi hanno creato le condizioni affinché ci fossero il dopoguerra e la democrazia anche in Italia”, ha tuonato Fucito.

Cosa ha inteso dire il presidente del consiglio comunale? Secondo lui il tributo di sangue dei caduti italiani che combattevano contro i soldati dell’Unione Sovietica non è degno di essere ricordato? Di sicuro per questo signore, che giova ricordarlo rappresenta il comune di Napoli non quello di Vladivostok, questa marcia per celebrare i militari con la stella rossa è stata “un giorno di festa”.

Alessandro Della Guglia

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2 Commenti

  1. ..se i ” compagni” sovietici mettevano piede in Italia, il “compagno” Alessandro Fucito probabilmente, ora, lustrava le scarpe…(e sarebbe stata cosa migliore)…

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