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Sanremo, 8 feb – Doveva essere il Sanremo delle donne, per le donne. Il Festival in cui, dopo tutte le polemiche, i melodrammi, le scuse, i pentimenti, le ronde di psicopolizia e i processi portati avanti dai vari Bernardi Gui del femminismo, gli uomini avrebbero finalmente fatto il famoso “passo indietro”. Cedendo il primo piano all’altra metà del cielo. E invece, poesia delle poesie, sul palco dell’Ariston dopo tutta questa cagnara i riflettori si sono accesi solo sulle gesta dei maschi. Se si esclude i due scialbi, ipocriti monologhi della Leotta e della Jebreal andati in onda durante la prima serata, sono sempre stati gli uomini – isterici, viziati, più primedonne delle donne stesse – a tenere banco. 

Sangue di Enea Ritter

Partiamo da Achille Lauro, di cui tutto – dai cambi di costume genderfluid alle dichiarazioni contro la mascolinità tossica – grida solo “segnalazione di virtù”: l’esprimere pubblicamente un certo tipo di valori e di ideologie solo per sottolineare la propria presunta statura morale, mettersi al centro dell’attenzione e, soprattutto, fare una barca di soldi vendendo il proprio prodotto Lgbt-friendly. Lui si trucca da donna, si mimetizza il pacco, dice “sono femmina”, come un trans qualsiasi che pensa di poter avere le mestruazioni perché si è fatto le tette finte. Cede il passo ad Annalisa sul palco, ma i giornali parleranno del gesto di lui, e pochissimo della performance di lei. Eccovelo servito, il femminismo di Achille Lauro. Certo, è un uomo che piace alle femministe perché è diventato il loro scendiletto: ma a chi non ha gli occhi foderati del prosciutto politicamente corretto non sfugge che il nostro Achille si sta semplicemente servendo di un’ideologia per stare sotto i riflettori.

Black Brain

Siamo partiti dal singolo per arrivare alle coppie: Fiorello-Tiziano Ferro e Morgan-Bugo. Quattro uomini, un unico delirio di egocentrismo, narcisismo, disfunzionalità. Quattro uomini che si affrontano in due querelle degne delle peggiori coatte di un reality. Tiziano Ferro che – lui dice involontariamente – innesca la polemica e aizza i suoi fan contro Fiorello, reo di stare troppo tempo sul palco con i suoi intermezzi. Fiorello che risponde frignando come un nerd bullizzato dai compagni di classe. Si scambiano bigliettini di scuse passivo-aggressive non dissimili da quelle di due teenager in sindrome premestruale, poi ancora polemiche, poi il bacio semi-gay di riconciliazione. Metà dell’attenzione dei media su Sanremo è stata catalizzata da questo teatrino grottesco. 

Un capolavoro invece il siparietto tra Morgan e Bugo. Ieri l’ex marito di Asia Argento ha cambiato le parole della canzone in gara sostituendole con critiche nei confronti del collega, che a quel punto lo ha lasciato solo a cantare finché la musica non è scemata. La giuria si è vista costretta a squalificare entrambi i concorrenti. I giornali stamattina non parlavano di altro, soffermandosi particolarmente sulla rissa pre-esibizione a base di morsi e sputi – perché figuriamoci se questi due sanno come fare a pugni.

Insomma, dopo essersi riempiti la bocca di sermoni sul rispetto, la parità e l’inclusività gli uomini rubano la scena alle donne, e magari lo facessero per mostrarci un po’ di sana, patriarcale mascolinità tossica: no, si comportano peggio dei peggiori stereotipi che rappresentano il gentil sesso. Chissà se le Murgia o le Gruber avranno colto l’ironia della situazione.

Cristina Gauri 

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

4 Commenti

  1. anche chiamarli esseri umani.
    mi sono tenuto il più possibile lontano da quel letamaio
    politamente corretto,
    ma è una persecuzione:
    anche se sono decenni che non guardo la tv
    su quasi ogni sito di informazione
    si è bombardati da notizie di chi
    di chi scopa con chi,
    di chi è omo,lesbo,masochista,pedofilo,gerontofilo,
    scopatore di animali,segaiolo…con tutto un contorno di
    di chi litiga,chi si graffia,si sputa,si minaccia,si prende,si lascia,
    lo prende,lo dà,fai i trenini,fa i girarrosti….
    MAPPORK…..
    MA FARE QUEL CHE VI PARE,CON CHI VI PARE….
    SENZA SBANDIERARLO AI QUATTRO VENTI, E
    SENZA SCARTAVETRARCI I MARONI E TEMPERARCI IL PREPUZIO
    A NOI,
    PROPRIO MAI?

  2. Quando la ragione tornerà sulla terra e quest’epoca invertita, creata dall’euro, finirà, tutti sti deficienti s’accorgeranno di quel che hanno fatto.

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