Roma, 26 set — Fatale fu la combinazione disposta tra la legge Rosato e il taglio dei Parlamentari: per parecchi nomi di spicco delle passate legislature (di cui molti «mazzulati» puntualmente sulle colonne del Primato) questa tornata elettorale si è trasformata in un bagno di sangue, con «trombati» eccellenti di cui non sentiremo certo la mancanza. E se per sapere con sicurezza i risultati dei collegi plurinominali e le relative eliminazioni si dovrà aspettare le prossime ore, forse fino a domani, per i collegi uninominali c’è già la certezza di chi non ce l’ha fatta.

Tutti i “trombati” che non ci mancheranno

L’esclusione più clamorosa riguarda senz’altro Luigi Di Maio, asfaltato nell’uninominale alla Camera del collegio Campania 1 Napoli-Fuorigrotta. Il ministro degli Esteri uscente ha concluso il «volo d’angelo» dei giorni scorsi con il grugno spappolato sul selciato. E’ uscito sconfitto dalla sfida con il pentastellato Costa, senza possibilità di ripescaggio: il suo partito non è riuscito nemmeno a passare lo sbarramento dell’1% previsto per le coalizioni. I meme sul suo ritorno all’occupazione di bibitaro stanno letteralmente intasando le piattaforme social.

L’amara sconfitta della Cirinnà

Tra i super trombati anche Monica Cirinnà del Partito democratico, che realizza il 20,95 % contro il 48,65 di Ester Mieli del centrodestra nel collegio uninominale Lazio U-04. Una sfida che all’autrice del noto slogan Dio, patria, famiglia, che vita di mer*a è apparsa subito impossibile, tanto da farci inizialmente assistere al teatrino della sua finta rinuncia quando le era stato comunicato che avrebbe dovuto fare campagna elettorale tra i poveracci delle zone più «difficili» della Capitale. Ovvero, in collegi non blindati dove avrebbe dovuto effettivamente andare a cercarsi i voti. «Ho ricevuto uno schiaffo», aveva frignato, per poi scegliere «la strada del coraggio» accettando la candidatura. Non è colpa sua se non ce l’ha fatta, non è colpa sua se ai disoccupati di Tor Marancia, a quei — diciamocelo — poveracci non sono interessati i comizi sull’importanza dei cessi no-gender.

Fiano contro Rauti

Esclusione clamorosa e che ha il sapore agrodolce dell’ironia anche per Emanuele Fiano del Partito democratico, stracciato da Isabella Rauti nel collegio uninominale del Senato di Sesto San Giovanni, l'(ormai) ex Stalingrado d’Italia. Fiano ha raccolto il  30.80% dei voti, la figlia dell’ex segretario dell’Msi e fondatore di Ordine Nuovo Pino Rauti lo ha staccato nettamente con il 45.4%. Stessa sorte subisce Carlo Cottarelli, candidato all’uninominale del Senato a Cremona contro Daniela Santanché: la pitonessa ottiene il 52,17% dei voti, distanziando di un abisso lo sfidante Pd che si attesta sul 27.37%.

Anche Bonino e la Bellanova a casa

Va ad aggiungersi all’elenco dei trombati anche Emma Bonino: la leader di +Europa sembrava aver vinto il derby romano con Calenda, ma Livia Mennuni del centrodestra le sfila il seggio da sotto le terga (36,9% contro il 33% della ex radicale). Con lo sbarramento solo sfiorato del partito, Emma Bonino deve dire addio al ripescaggio e all’elezione. Il suo sogno di distruggere la famiglia, affossare la natalità e riempirci di immigrati finisce per ora nel cassetto. Chissà se sta piangendo anche la Bellanova, che alle sue lacrime ci aveva ben abituati firmando in piena pandemia la sanatoria pro immigrati più inutile e dannosa della storia. L’ex ministro dell’Agricoltura e viceministro delle Infrastrutture conferma di non essere stata eletta nel collegio plurinominale per il Senato in Puglia, dove era capolista per il Terzo polo.

Cristina Gauri

 

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

5 Commenti

  1. […] tenebre dei più feroci tromboni del progressismo da terrazza romana, tranne la Boldrini. Il responso delle urne è stato impietoso. Cade il fronte dei big più altisonanti noti alle cronache per le altrettanto altisonanti sparate […]

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