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Roma, 18 apr – Poteva mancare la stoccata di Vittorio Feltri sul tragico rogo di Notre Dame? Ovviamente no, e ieri il diretto di Libero ha lanciato uno dei suoi avvelenatissimi strali dal sito del quotidiano. “Lunedì Notre Dame è stata distrutta dalle fiamme a Parigi, non a Reggio Calabria, e così abbiamo scoperto, senza ammetterlo, che i francesi sono più pirla di noi. Pensate, disponevano di un monumento medievale meraviglioso, un mito, e allorché ha preso fuoco nessuno se n’è accorto in tempo ed è finito in cenere”, attacca Feltri. “Gli allarmi tecnologici non c’erano e se c’erano dormivano, non funzionavano, i pompieri sono arrivati sul posto del rogo dopo mezz’ora, non c’è stata anima in grado di limitare i danni”, è il consuntivo tracciato dal direttore di Libero. Questo sarebbe lo scenario post-rogo in Italia: “Fosse successo a Milano o a Roma i politici si prenderebbero a pugni rimbalzandosi le responsabilità. I giornali gronderebbero indignazione, accuserebbero Salvini e Di Maio, la protezione civile e le forze dell’ordine. Immaginate le risse nei talk show, le interrogazioni parlamentari, le frecciate al Papa e a Mattarella, tutti complici della distruzione della storica cattedrale”, afferma fustigando noi italiani sulla nostra tipica usanza di polemizzare, fare scaricabarile, drammatizzare ogni evento.

I Francesi, invece, “non mi pare si diano martellate sui testicoli; danno la colpa al caso, alla sfiga, senza massacrare Macron che pure qualche calcio nei glutei lo meriterebbe”. E questa è la conclusione di Feltri: “Il problema è che i transalpini nonostante i gilet gialli e le puttanate del loro governo hanno un minimo di dignità che li preserva dal ridicolo. Almeno in questo, e soltanto in questo, converrebbe imitarli. Se brucia una chiesa, dove pochi ormai mettono piede perché la massa è miscredente, pazienza, se ne farà un’altra e buona notte al secchio”.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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