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Ocone: “L’Aquila città del libro, occasione unica per promuovere una cultura non di sinistra”

by Stelio Fergola
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Ocone L'Aquila
Roma, 18 lug –  Corrado Ocone “viaggia” verso L’Aquila Città del Libro, la fiera in programma nel capoluogo abruzzese dal prossimo 28 luglio fino al 30. Il filosofo ci ha concesso il piacere di una chiacchierata in privato prima dell’evento.

Intervista a Corrado Ocone prima de “L’Aquila Città del Libro”

Ocone, concentriamoci sul tema che tratterà a L’Aquila. «Il problema parte dalla definizione di “cultura italiana” e dalla sua promozione. Sicuramente una cultura nazionale esiste, solo che negli anni non l’abbiamo coltivata. Soprattutto nel secondo dopoguerra, in Italia, hanno avuto scorso culture politiche che in qualche modo erano antipatriottiche, nel senso che si richiamavano ad espressioni internazionaliste (come quella comunista) o ad entità sovranazionali come quella cattolica. Coltivare la cultura nazionale, per noi, era poi ulteriormente complicato, come sottolineato da illustri studiosi come Ernesto Galli Della Loggia, per quella “morte della Patria” palesatasi nella tragedia del secondo conflitto mondiale, con un re in fuga che aveva lasciato gli italiani senza il loro riferimento simbolico ideale. Gli italiani, che venivano da anni di patriottismo ma che avevano generato il proprio Stato nazionale nella tarda era risorgimentale, a quel punto non credettero più nell’idea di Nazione. Il lavoro che oggi va fatto è esattamente questo: riallacciarsi alla tradizione del Risorgimento, ma anche a una cultura nazionale che, da Dante a oggi, è importantissima». Cosa si attende dalla fiera de L’Aquila? «Quando ho ricevuto l’invito e poi ho visto il programma sono rimasto molto contento perché ho intravisto la possibilità di costruire anche “a destra” un discorso organico su quelli che sono gli avvenimenti dell’attualità, in un’ottica di dibattito pubblico, “festivaliero” per così dire. Mi aspetto che comuque ci sia adesione e che cominci a diventare naturale l’organizzaxzione di fiere simili anche da posizioni diverse rispetto a quelle di sinistra, pressoché monopolistiche in questi ambiti. Qualche mese fa ho partecipato a un festival simile a Cagliari, questo de L’Aquila è il secondo, ed è un buon segnale: qualcosa probabilmente sta cambiando, mi auguro che si abbia la costanza e la forza di continuare. Tendenze del genere fanno capire che esistiamo anche noi». Ha citato Della Loggia a ragion veduta, lo faccio anche io. In un passaggio de “La morte della Patria”, testualmente si legge: “Pensare all’antifascismo come un’ideologia fondante significa pensare davvero qualcosa di impossibile”. Secondo lei com’è possibile che l’antifascismo riesca a spacciarsi come “ideologia” sebbene appunto gli manchino proprio le basi per poter essere tale? «Perché anche la sinistra in qualche modo è divisa, solo che è più capace della destra di trovare un collante. E il collante in questo caso è l’antifascismo, il quale tiene unite le diverse anime. Non solo: resta lo strumento ideale per squalificare l’avversario. Al limite il concetto di antifascismo potrebbe pure esistere se esistesse il fascismo e soprattutto se fosse un principio stabile, mentre invece è abbastanza “mobile”. Nella tradizione della sinistra, perfino nella guerra di Spagna, si è soliti chiamare i socialisti come “social-fascisti”. Questo perché è endemico di quella stessa tradizione definire come fascisti tutti coloro che non la pensano nel modo “ben accetto”». Quindi è un concetto che, in estrema sintesi, si presta bene a questa “illusione di ideologia”? «Sì, assolutamente». Come commenta le polemiche provenienti – tanto per cambiare dall’universo del Pd – contro il festival? Considerando anche quanto esse abbiano spinto alcuni ospiti a rinunciare alla presenza nel capoluogo abruzzese… «Sono abituato a parlare di persone che conosco, non so della persona che avrebbe generato tutto questo. Però, al di là di ciò, bisogna dare voce a tutti, anche  a chi propone tesi che non condividiamo, per quanto estreme possano essere. Se è vero che questo è un festival promosso dalle istituzioni, le quali ovviamente hanno un dovere di attenzione in più, è anche vero che il diritto di parola non può essere discusso. Io vado dove mi invitano, ma se non mi consentono di esprimere la mia opinione chiaramente poi non ritorno, nel caso di una nuova edizione. Peraltro, a L’Aquila sarà presente anche Fulvio Abbate (persona intelligente che conosco), il quale proviene da una formazione di sinistra e addirittura marxista, quindi certamente ci saranno anime diversissime tra loro». Stelio Fergola

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