Roma, 8 nov – Il governo e l’inquietante presenza della magistratura. Titolo di un romanzo thriller? Purtroppo, amara realtà. Ci sono tante ragioni per cui l’esecutivo sta titubando di fronte a quello che, da parte di Ong e Ue, è un vero è proprio attacco incrociato. Ma quella dei giudici non può essere posta in secondo piano.

Una presenza inquietante, concreta e pericolosa

Non dimentichiamoci che l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, per aver frenato gli sbarchi, è finito addirittura in tribunale. Con la più paradossale e ridicola delle accuse: “sequestro di persona”. Due le imbarcazioni, la Sea Watch e la Open Arms, a cui il Viminale aveva allora impedito lo sbarco, sarebbero state al tempo (2019) addirittura “ostaggio” del ministro e dell’esecutivo gialloverde. Poco conta quanto le accuse fossero ridicole e per fortuna destinate a naufragare: il ministro ha passato mesi tra aule di tribunale, in uno stato di tensione che – non prendiamoci in giro – nessuno vorrebbe mai sostenere. Ma non si tratta soltanto di quello. Quegli anni ci testimoniano pure sequestri di imbarcazioni disposti dalle forze dell’ordine, perseguimento di reati di favoreggiamento di immigrazione clandestina, procedimenti aperti contro Carola Rackete, il famigerato capitano che pur di sbarcare speronò pure le motovedette della Guardia di Finanza. Tutto annullato in un battibaleno, o quasi. I magistrati, sostanzialmente, hanno il potere di frenare ogni iniziativa, e al contempo possono far vedere i sorci verdi a chiunque attui una condotta non gradita: nel governo di allora, Matteo Salvini, in quello attuale, Matteo Piantedosi. Una spada di Damocle.

Governo, il fantasma della magistratura mette paura

Certamente, non è il solo fattore. Ma si tratta di un elemento di enorme deterrenza alla libertà di azione su un tema complicato come quello della clandestinità e della tratta di esseri umani. Non si può ignorare né porre in secondo piano. Sì, sul governo c’è la spada di Damocle della magistratura, per ora ferma, ma pronta a calare e ad attaccare alle prime note stonate. Senza contare tutte le altre, di spade e di minacce: i media schierati a senso unico, la penosa politica di Bruxelles. Una potenza di fuoco gigantesca che dimostra ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, l’incredibile debolezza della politica rispetto al mondo dell’economia, e della cultura di cui quest’ultima si serve per imporre le sue scelte.

Stelio Fergola

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