Roma, 8 nov – E’ “la scoperta più importante dai Bronzi di Riace e certamente uno dei ritrovamenti di bronzi più significativi mai fatti nella storia del Mediterraneo antico”. Così il dg musei del MiC Massimo Osanna ha commentato l’incredibile ritrovamento a San Casciano dei Bagni, in provincia di Siena. Una scoperta a dir poco eccezionale, documentata oggi in esclusiva dall’Ansa: 24 statue di bronzo, di raffinatissima fattura, conservate per 2.300 anni dal fango e dall’acqua bollente termale in vasche sacre. Sono riemerse dagli scavi nel comune toscano. Tutte inetegre, in perfetto stato di conservazione. Cinque statue sono alte quasi un metro. Tra le più impressionanti : un giovane efebo, una statua di Igea, dea della salute, con un serpente arrotolato sul braccio. E poi Apollo, altre divinità, matrone, fanciulli, imperatori.

San Casciano come Riace: “Una scoperta che riscrive la storia”

“Una scoperta che riscriverà la storia e sulla quale sono già al lavoro oltre 60 esperti di tutto il mondo”, ha detto all’Ansa l’archeologo Jacopo Tabolli, giovane docente dell’Università per Stranieri di Siena, che dal 2019 guida il progetto con la concessione del ministero della Cultura e il sostegno anche economico del piccolo comune. Secondo Tabolli si tratta indubbiamente di un tesoro “assolutamente unico”, accompagnato da una incredibile quantità di iscrizioni in etrusco e in latino. E ancora: migliaia di monete e una serie di altrettanto interessanti offerte vegetali. Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, che ha già visitato il laboratorio di restauro è entusiasta. “Un ritrovamento eccezionale che ci conferma una volta di più che l’Italia è un paese fatto di tesori immensi e unici. La stratificazione di diverse civiltà è un unicum della cultura italiana”.

Le opere in bronzo sono state realizzate con tutta probabilità da artigiani locali, secondo gli studiosi si possono datare tra il II secolo avanti Cristo e il I dopo. Facevano parte di un santuario, con piscine ribollenti, terrazze digradanti, fontane, altari. “Un santuario che esisteva almeno dal III secolo a.C. e rimase attivo fino al V d.C., quando in epoca cristiana venne chiuso ma non distrutto, le vasche sigillate con pesanti colonne di pietra, le divinità affidate con rispetto all’acqua”, racconta l’archeologo Tabolli. E’ senza dubbio “il più grande deposito di statue dell’Italia antica e comunque l’unico di cui abbiamo la possibilità di ricostruire interamente il contesto”, spiega ancora Tabolli.

Alessandro Della Guglia

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