Roma, 7 nov – Sulle Ong il governo Meloni cede, sebbene non totalmente, alle pressioni. Quanto accaduto a Catania ieri sera è l’epilogo di una partenza timida dopo qualche settimana di onesta resistenza.

L’insopportabile arroganza delle “organizzazioni umanitarie”

Certamente nessuno sconto può essere riservato a chi assedia i porti italiani da più di un decennio, quindi si partirà da loro, ripetendo ciò che già ci eravamo permessi di notare di fronte alle “proteste” delle indignatissime Ong di fronte allo “sbarco selettivo”, definito “illegale” da Medici senza Frontiere. Un’affermazione che ci ha fatto concludere quanto segue: “Insomma, lo sbarco selettivo è illegale, non far sbarcare è illegale, tenere le persone sulle navi (magari fornendogli assistenza, come stavano facendo le autorità italiane), è illegale. Ci permettiamo di aggiungerne un’altra, sarcastica ma forse non lontana dalla realtà: immaginiamo che anche far sbarcare in qualsiasi altro Paese non sia l’Italia sia illegale”. A costoro non basta neanche essere accontentate parzialmente: vogliono tutto. Ora passiamo, tristemente, alle considerazioni sul governo.

Ong, il governo Meloni peggio di quello gialloverde

Si tratta di una constatazione oggettiva: appena insediatosi, il governo gialloverde (ovvero l’ultimo esecutivo ad aver frenato seriamente gli sbarchi) vietava nel giugno 2018 alla nave Ong Aquarius di entrare nelle acque italiane, e dopo settimane di stallo la stessa dovette arrendersi. La resistenza dell’esecutivo sarebbe durata per tutta l’estate, mettendo oggettivamente in difficoltà le presunte “ambulanze del mare”, e avrebbe ceduto in modo più netto soltanto un anno dopo, con il caso Carola Rackete, comandante di Sea Watch, che come è noto forzò i blocchi e speronò due motovedette della Guardia di Finanza.

Quella resistenza rappresentò una soluzione del gravissimo problema di immigrazione clandestina che affligge il nostro Paese da più di dieci anni? Ovviamente, no. Fermare gli sbarchi è senza dubbio cosa buona e giusta, un deterrente comunque importante, ma da sola non è operazione sufficiente, a meno che non sia accompagnata da una politica incisiva di aiuto e presenza in Africa, con un deciso intervento sulle ragioni che permettono ai traffici di esseri umani di prosperare.

Però, e qui arrivano le note più dolenti, il governo Meloni è – di fatto – partito peggio di quello gialloverde. Consentendo uno “sbarco selettivo”, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si è posto in una condizione di debolezza che potrebbe peggiorare nel lungo periodo. Certamente, potremmo anche ipotizzare un percorso “inverso” rispetto a quello del ministero di Matteo Salvini nel 2018, che partì fortissimo per poi arenarsi l’estate successiva. Potremmo immaginare che questa volta l’esecutivo rafforzi sempre di più le chiusure nel proseguo, seguendo un percorso opposto ma più saggio e misurato nei confronti dei poteri – fortissimi – che da sempre sovrastano quelli della politica in questo ambito. Perché no. Sappiamo però che si tratta più di una speranza, al momento. Di sicuro ce lo auguriamo.

Stelio Fergola

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