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Berlino, 15 gen – Esattamente 99 anni fa, il 15 gennaio del 1919, veniva repressa una delle più famose ribellioni socialiste del 1900, la rivolta spartachista. I membri dell’estrema sinistra, guidati da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, insorgono contro il neonato governo di Weimar. Il motivo era l’esonero, da parte del capo di stato Ebert, del comandante della polizia di Berlino, troppo legato alla sinistra e, di conseguenza, poco determinato a placare le rivolte.
I due fidanzati non avrebbero mai pensato che una semplice manifestazione avrebbe portato a una settimana di scontri, di sangue e di continui scioperi che bloccarono la capitale tedesca dal 4 gennaio al 14 dello stesso mese. I Freikorps, le forze armate nazionaliste, badarono bene a mantenere l’ordine e placarono una rivoluzione che avrebbe seriamente rischiato di far cadere il fragile sistema parlamentare di Weimar. Questo corpo paramilitare era nato alla fine del 1918 da veterani di guerra tedeschi, furenti per la sconfitta, che operavano soprattutto per schiacciare le rivolte comuniste. In quanto unico elemento dello Stato simile all’esercito per reclutamento ed organizzazione, i Freikorps erano, insomma, un tentativo per i soldati disoccupati di ri-arruolarsi nell’esercito tedesco senza bissare le clausole di Versailles che limitavano a un centinaio di migliaia le truppe dell’esercito e solo da impiegare per controllare la situazione intestina dello Stato e non per effettivamente difendere la Nazione. I Freikorps avranno lo stesso ruolo che ebbe in Italia il corpo degli squadristi, con l’unica differenza che i “corpi franchi” erano al servizio dello Stato e non di un partito. Tra i personaggi di spicco troviamo Ernst Röhm, comandante delle SA, ma erano membri anche Rudolph Hoess, Martin Bormann e altri che diventeranno esponenti illustri del nazionalsocialismo.
Nel nome di Spartaco, il gladiatore trace che guidò la terza guerra servile a Roma, gli Spartachisti combattevano contro uno Stato, a loro dire, oppressore per liberare il proletariato dall’asservimento della politica capitalistica. La Germania stava passando un periodo di indubbia crisi politica e sociale: l’inflazione era alle stelle, la disoccupazione ai massimi storici, le fabbriche chiudevano e il pane costava, letteralmente, una “carriola di soldi”. L’investimento di capitali esteri, di sicuro, doveva aiutare la Germania a riprendersi dal conflitto e pagare l’abnorme cifra per i danni di guerra. L’apparato industriale era praticamente annullato, l’economia stentava a ripartire e, come la storia dimostrerà di li a pochi anni, non fu l’accanimento allo sviluppo della macchina industriale a migliorare la condizione del lavoratore proletario.
La Germania, già dal novembre 1918, era piegata da una sanguinosa guerra civile scoppiata in seguito all’abdicazione del Kaiser, Guglielmo II. La Lega di Spartaco non tardò a dichiarare la nascita di una repubblica socialista basata sulla direzione marxista dello Stato. Se la rivoluzione avesse favorito i comunisti, il primo stato popolare della Storia sarebbe stata la Germania e non la Russia sovietica.
In ogni caso, i due leader della rivolta spartachista vennero catturati e giustiziati soffocando così la rivolta. Gli stessi manifestanti, non sapendo in che modo agire ora che le loro guide erano morte, decretarono la fine delle ostilità. Del resto, i legami tra il Partito Socialista e quello Comunista entrarono in ostilità sempre maggiore. Il tentativo di Ebert di arrivare ad una soluzione pacifica non ebbe successo e ciò non fece altro che lasciare il Paese ancora più diviso ed ancora più in crisi.
Tommaso Lunardi

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2 Commenti

  1. nessuno lo dice ma in Italia vi erano gia´degli agitatori comunisti pronti a schierarsi con STALIN, ma infelicemente per questi dopo la sissione del PSI alivorno naccquero i FAZISTI, e contro ogni oligarchia clerico politica , si fece strada il partito di Mussolini , secondo la storia, voluto da moltissimi ITALIANI, e´la storia studiatevela cari comapgni anche se non vi va´giu

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