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f6a98e12ec71f3213a8097ff0e5d7236-U43040552767777IgC-U43200107939402JsG-1224x916@Corriere-Web-RomaRoma, 24 giu – “La ministra ignora la sindaca”, le cronache delle prime ore dopo l’elezione di Virginia Raggi erano iniziate così, dopo il Giubileo dei politici in Vaticano e l’incontro coi big del governo, tra i quali, appunto, Maria Elena Boschi. Freddezza da una parte, pettegolezzi giornalistici e retorica dall’altra. Ieri, giorno dell’insediamento, la retorica più spinta è andata in scena in un susseguirsi di politicamente corretto linguistico e visite “dovute”. “Il suo primo gesto simbolico, appena nominato sindaco, sarà recarsi in uno dei luoghi simbolo della Resistenza: il nuovo primo cittadino, infatti, sarà un convinto antifascista”, avevamo annunciato prima dei ballottaggi, sottolineando la scarsa differenziazione tra le proposte politiche del Pd e del Movimento 5 Stelle. E, infatti, ieri Virginia (visto che ognuno la chiama come gli pare, noi abbiamo deciso di seguire il suo consiglio: “La Crusca ha detto che sindaca è corretto, non mi fa impazzire, ma voi chiamatemi pure Virginia”) ha fatto il pieno, complice anche la ricorrenza della morte del giudice Mario Amato per mano dei Nar. Omaggio al magistrato ucciso dal “terrorismo nero” (aspettando altrettanto enfatici interventi sul terrorismo rosso), omaggio ai “caduti della Resistenza” a Porta San Paolo e piagnucolante incontro con l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani ed i loro incubi notturni (“Attenzione al fascismo, è una brutta bestia”), visita alle Fosse Ardeatine e poi, puntualissima – forse più in fretta del previsto -, è arrivata la visita al ghetto ebraico ed al Tempio Maggiore, in compagnia del rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni e dalla presidente della comunità ebraica cittadina, Ruth Dureghello.



Cosa vuol dire? Oltre a confermare, appunto, la scarsa differenziazione di cui sopra, certamente vuol dire che il M5S ha mentito presentandosi, in passato, come un movimento anti-ideologico, come del resto constatavano già ieri. Ma – in un paese convinto di fondarsi sull’antifascismo, in cui a Bolzano dà scandalo il sindaco Pd che semplicemente, appurata la presenza di tre consiglieri di CasaPound, si comporta di conseguenza considerandoli per la carica che ricoprono in nome dei cittadini – l’omaggio alla “Resistenza” è qualcosa di diverso rispetto allo stesso mito fondante di una Repubblica, semmai può considerarsi tale. L’omaggio diventato rituale è, semplicemente, un altro modo per dire “tranquilli, non è cambiato niente”. È un inginocchiarsi di fronte ai custodi del pensiero consentito più che all’antifascismo in sé. È, dunque, qualcosa che ha molto a che fare con l’ideologia, poco con le idee e poco, pochissimo, con la discontinuità promessa. Tanto più la visita alla sinagoga: qualcuno si ricorda la comunità ebraica in allarme e Grillo considerato il nuovo Hitler? E invece: “tranquilli, non è cambiato niente”. Lo ha dichiarato ancor più esplicitamente e con modi ancor più concreti, nei giorni scorsi, anche Di Maio, rappresentante del nuovo corso grillino, dopo il passo indietro del fondatore e della sua linea politica che conta sempre meno. “Mi rivolgo alle ambasciate e ai capi di Stato dei Paesi di tutto il mondo, ai giornali stranieri, ai rappresentanti della finanza e dell’economia mondiale”, scriveva Di Maio lo scorso 20 giugno sul suo profilo Facebook, “non affidatevi ai giudizi dei nostri oppositori o ai soliti titoloni strumentali, venite a conoscerci di persona, saremo lieti di raccontarvi questa splendida realtà che da oggi governa Roma e Torino, la Capitale d’Italia e quella che fu Capitale d’Italia”. Strano, per chi esordiva con un “vaffanculo” nei confronti della casta e del malaffare, ritrovarsi ora a fare il pompiere. Così presto.

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Nella visita al tempio e nell’incontro con Di Segni e Dureghello, infatti, sta ancor di più un rituale che è ormai simbolo di sottomissione nei confronti di una minoranza che, per qualche ragione, ha una vasta influenza sulla nostra politica e non solo (si legga, in proposito, “La Israel lobby e la politica estera americana”, pubblicato da Mondadori qualche anno fa). L’omaggio alle vittime, anche lì, è in realtà in secondo piano. Ciò che viene omaggiato è, puntualmente, “il contributo degli ebrei alla nostra comunità”, gli ebrei padri nella fede, anzi, fratelli maggiori e, con tutto ciò, immancabilmente, Israele, intoccabile e non criticabile se non si vuole incorrere nell’accusa di antisemitismo. Non sono tanto gli incontri e gli omaggi in sé il punto reale, ma un ritualismo che inquieta, l’incontro giunto ancor prima di insediarsi, quasi un segno di ringraziamento, una benedizione in un tour obbligato che si ripete di volta in volta, rivelando tutta la retorica del suo significato. D’altronde, nonostante Virginia abbia schivato abilmente la questione della definizione linguistica, siamo convinti che, suo malgrado, i media abbiano colto al volo l’occasione per fare di questa vittoria il trionfo del politicamente corretto. E lei, che affacciatasi dal balconcino del suo ufficio è stata immortalata quasi piangente, mani al volto come a trattenere l’emozione, sembra essere, del resto, la protagonista perfetta di questo romanzo.

Un romanzo poco criminale, forse, ma letteralmente lacrimevole. Ancor di più degli affanni di Repubblica nel seguire le direttive orwelliane della “presidente” (occhio al maschile che lei stessa usa) della Commissione Pari Opportunità dell’Associazione Stampa Romana Arianna Voto: “invitiamo le colleghe e i colleghi ad adottare un linguaggio non sessista, a partire dal declinare al femminile LA SINDACA VIRGINIA RAGGI”. Nel pezzo postato ieri, se non fosse la dimostrazione che siamo alla frutta, ci sarebbe da ridere: in partenza il riferimento è all’ “insediamento della nuova sindaca”, poco più avanti, però, il cortocircuito con un modo di dire che ancora nessuno ha pensato di declinare al maschile: “il primo cittadino”. Subito dopo, torna la definizione autorizzata, “sindaca”, ma, poco più giù, in evidente stato confusionale, altro cortocircuito: “la sindaco ha reso omaggio”. Sarà finita qua? Ce l’avranno fatta i nostri eroi a confezionare un pezzo non sessista dopo tanta fatica? Non proprio, ma il bello arriva quando si scontrano le dichiarazioni con gli incisi del cronista: Questo è il mio primo intervento pubblico da sindaco…”, “ha detto la sindaca”. Anche se non è affatto male neanche il cortocircuito politico e di genere generato dall’incontro con l’anziana partigiana che si rivolge a Virginia così: “Sindaco lei potrebbe essere la mia pronipote”. Due donne sessiste, non c’è che dire. Probabilmente fasciste. Come la folla che, stando a Repubblica, dopo la cerimonia di insediamento avvenuta nel tardo pomeriggio, l’ha accolta urlando: “Grande sindaco”. Non c’è niente da fare, il popolo italiano è proprio sessista. E fascista.

Emmanuel Raffaele

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6 Commenti

  1. Eravate stati progetici, e non mi aspettavo una delusione. Cominicio seriamente a rimpiangere il Papa Re.

  2. Ha reso immediatamente omaggio ai suoi padroni ebreomassoni.
    D’altronde nel nome M5S c’è la risposta n°1 E.Sasson

  3. Ha reso immediatamente omaggio ai suoi padroni ebreomassoni.
    D’altronde nel nome M5S c’è la risposta n°1 E.Sasson

  4. E così ecco la nostra Virginia, che da brava “prima della classe” ha subito provveduto a fare il compitino… per la gioia e soddisfazione dei suoi professoroni, che si sentono tanto rassicurati.
    Quanto durerà?

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