Roma, 11 apr – Diciotto pagine e mezzo, a metà tra la denuncia e il grido di dolore. Un documento scritto dal Papa emerito Benedetto XVI e pubblicato integralmente in 3 lingue dal Corriere della Sera che punta il dito contro la «Chiesa e lo scandalo degli abusi sessual, da considerare come una serie di «appunti con i quali fornire qualche indicazione che potesse essere d’aiuto in questo momento difficile». Un’introduzione umile per presentare invece un‘analisi impietosa della gestione di questa piaga, intrapresa dai vertici vaticani negli ultimi decenni. Una relazione che – non a caso – arriva due mesi dopo la riunione dei presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo, fortemente voluta da Bergoglio e indetta allo scopo di fare il punto della situazione su questo flagello.

Analisi impietosa

Ratzinger non risparmia nessuno. E inizia a puntare il dito contro le autorità ecclesiastiche che negli anni ’80 hanno promosso una sorta di garantismo: in tema di pedofilia, cioè,  «dovevano essere garantiti soprattutto i diritti degli accusati. E questo fino al punto di escludere di fatto una condanna. Il loro diritto alla difesa venne talmente esteso che le condanne divennero quasi impossibili». Ma l’analisi di Benedetto va ben al di là di questo: lo scritto si evolve in un attacco alla degenerazione dei costumi occidentali degli ultimi cinquant’anni che ha investito anche le gerarchie ecclesiastiche, senza esclusione. «Collasso morale», lo chiama Ratzinger, iniziato negli anni ’60, più precisamente durate la «Rivoluzione del 1968», in cui molti avevano sdoganato la pedofilia, rendendola «permessa e conveniente». «Mi sono sempre chiesto», scrive l’emerito, «come in questa situazione i giovani potessero andare verso il sacerdozio e accettarlo con tutte le sue conseguenze». E fu proprio in quel momento che «un collasso della teologia morale cattolica che ha reso inerme la Chiesa di fronte a questi processi della società». Il fenomeno progredì fino alla degenerazione negli anni ’70 e ’80.

La Rivoluzione del ’68

L’accusa è rivolta soprattutto alla Germania, che Ratzinger vede come «laboratorio di una trasgressione progressiva», ma la degenerazione si è estesa presto a tutto l’Occidente. In quegli anni, racconta Benedetto, era scomparsa dall’orizzonte la ricerca del Bene, ma solo l’inseguimento spasmodico di «ciò che sul momento e a seconda delle circostanze è relativamente meglio». Lo sdoganamento della «pornografia» e della «completa libertà sessuale» propugnata dalla «Rivoluzione del 1968» portarono all’abolizione di ogni regola. Descrive i «club omosessuali» che si formarono in molti seminari, mentre «la Santa Sede sapeva di questi problemi», senza intervenire. Il Papa emerito ricorda gli sforzi di Giovanni Paolo II per contrastare il problema, quando nel 1993 pubblicò un’enciclica, la Veritas Splendor, che «conteneva l’affermazione che ci sono azioni che non possono mai diventare buone. Ci sono beni che sono indisponibili».

Assenza di norme

Ratzinger ritorna più volte sulle responsabilità della società occidentale riguardo alla degradazione dei valori morali: «Si può affermare che nel ventennio 1960-1980 i criteri validi sino a quel momento in tema di sessualità sono venuti meno completamente e ne è risultata un’assenza di norme alla quale nel frattempo ci si è sforzati di rimediare». Il risultato è che «ora, scossi e scandalizzati, riconosciamo che sui nostri bambini e giovani si commettono cose che rischiano di distruggerli. Che questo potesse diffondersi anche nella Chiesa», aggiunge, «deve scuoterci e scandalizzarci in maniera particolare».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

4 Commenti

  1. Questo articolo prova che il vero Papa è Ratzinger.
    Parla di quello che dovrebbe parlare un capo della cristianità.
    No come quel sinistro gesuita che invece pare faccia solo propaganda politica.

  2. Parole molto sagge da parte di un grande teologo che è stato costretto dai poteri forti mondiali a dimettersi.Secondo indirettamente si riferisce anche all’ enorme errore fatto da Giovanni xxiii negli anni 60 con il Concilio Vaticano II di aprire alla modernità e quindi di aprirsi alla libertà religiosa e alla superiorità della scienza, tanto che da decenni a scuola è il big bang la verità assoluta sulla creazione del mondo e l’ateismo dilaga, con gli uomini che si sono sotituiti a Dio.
    Oggi siamo addirittura arrivati ad avere un Bergoglio che sostiene che Dio è lo stesso in tutte le religioni.Ma le altre religioni non considerano Gesu’ figlio di Dio quindi non puo’ essere lo stesso Dio:il nostro Dio non ci dice di uccidere chi non si converte o di lapidare la donna traditrice come i musulmani nè ci dice che i sionisti sono la razza eletta e gli altri, o goyim, sono simili agli animali non avendo anima e possono anche essere uccisi da bambini se non utili agli “eletti”

  3. Documento da leggere. Veramente notevole. (Infatti è stato subito “oscurato” dai catto-progressisti, vedi il giornale Avvenire). Interessante il discorso sul relativismo.

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