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Roma, 24 lug – La tendenza pare inarrestabile: ridurre ogni cosa a merce, ogni uomo a consumatore e ogni luogo ad anonimo e fungibile non-luogo, ibridare uomo, macchina e animale come vaticinava il duo Hardt-Negri in Impero, far scomparire le concrete differenze etnoculturali in un meticciato universale. La reductio ad unum, l’indistinzione più radicale sembrano essere il nostro futuro, “apparecchiato” però da una élite che, ponendosi alla guida di tale processo, comunque mantiene e anzi rafforza il suo status. A conferma che anche nelle dinamiche apparentemente di massima omologazione possibile, la grande scuola italiana dei Mosca, dei Pareto, dei Michels, continua, imperterrita, ad avere ragione. In questa tendenza rientra pienamente l’ideologia gender, ovvero il tentativo di “importare” anche nell’ambito del genere sessuale il “meccanismo” dell’indistinzione, del mescolamento, della cancellazione delle concrete differenze sessuali, con le ovvie ricadute sul modo di intendere i rapporti di coppia, la famiglia, gli stessi processi procreativi e riproduttivi. A questo nuovo ‘fronte di combattimento’ è dedicato l’ultimo lavoro di Adriano Scianca, Contro l’eroticamente corretto, uscito da pochissimo per i tipi milanesi della Bietti.

Non essendo però possibile, nei ristretti limiti di una recensione, esaurire tutta la ricchezza tematica del testo, mi soffermerò su tre soli punti: 1) Scianca sa bene che l’attuale tendenza finisce per travolgere la stessa femminilità, per cui, lungi dal dar vita a una sorta di ginecocrazia post-moderna, la messa in discussione della polarità maschio/femmina, da sempre in fecondo rapporto mai dualisticamente irrigidito, porta con sé la scomparsa dello stesso principio femminile, sostituito, al più, da un emotivismo deteriore. 2) Non ha senso appellarsi a una presunta “famiglia tradizionale”, e non per patetica ansia di evitare le accuse di essere reazionari, ma perché una “famiglia tradizionale” semplicemente non è mai esistita, essendo anche la famiglia un’entità storica e dinamica, seppur poggiante sul dato naturale dell’unione tra maschio e femmina. La famiglia come entità bio-culturale, insomma. 3) Scianca è consapevole che una mera critica ha il respiro corto, essendo necessario proporre una visione alternativa, che andrà cercata in un nuovo inizio delle origini indoeuropee e in una nuova centralità del pater, capace di valorizzare il femminile creando un nuovo positivo “campo di tensione” tra i due sessi.

Giovanni Damiano

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