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limitePlacche_0Roma, 28 apr – I terremoti sono l’evidenza che la Terra è un pianeta vivo ed in evoluzione, l’espressione diretta della sua dinamicità che ha continuamente modellato nel corso dei miliardi di anni la sua morfologia rendendolo un Pianeta adatto alla vita così come lo conosciamo ora.

Perché avvengono i terremoti? I sismi sono l’effetto dei movimenti relativi delle placche tettoniche in cui è suddivisa l’intera superficie del Pianeta. Le placche sono delle porzioni di litosfera, ovvero la parte più esterna del Pianeta che comprende la crosta e delle porzioni di mantello dal comportamento meccanico rigido, che varia da una profondità di 110km al di sotto dei continenti sino a circa 70km in ambiente oceanico. Questi movimenti relativi delle placche uniti al fatto che, a grande scala, il loro comportamento può dirsi pressoché rigido, fanno sì che ai loro margini, dove avviene lo “sfregamento” reciproco, avvengano i terremoti.

originalSe andassimo infatti ad unire tutti gli epicentri dei terremoti più forti avvenuti sino ad oggi otterremmo una carta della superficie terrestre divisa in grandi porzioni continentali, che sono appunto le placche tettoniche.

Per capire meglio di cosa si tratta occorre fare una ulteriore precisazione: i margini delle placche possono essere divergenti, convergenti e trascorrenti e sono tutti sede di terremoti. Un margine convergente è dove due porzioni di litosfera sono spinte una contro l’altra ed allora possono intercorrere essenzialmente due fenomeni: la subduzione, ovvero lo scivolamento di una porzione di crosta più densa, come quella oceanica, al di sotto di una meno densa, come la continentale o l’oceanica giovane, oppure l’orogenesi, ovvero l’innalzamento di una catena montuosa data dalla collisione di due porzioni di crosta continentale, come appunto sta avvenendo in Himalaya, ma anche lungo le nostre Alpi, e questo è il fenomeno, già spiegato in dettaglio in un precedente articolo, che ha portato al sisma in Nepal dello scorso 25 aprile.

Un margine divergente, ovvero un margine costruttivo, è rappresentato invece da una frattura della litosfera da dove fuoriesce magma proveniente dal mantello. In questo caso se si trova in ambiente oceanico si avrà una dorsale oceanica se invece si trova in ambiente continentale si avrà quello che si chiama rift. Infine il margine trascorrente, ovvero un margine tra due placche dove esiste solamente un reciproco scorrimento di tipo orizzontale, senza distruzione o accrescimento di crosta, come avviene lungo la faglia di San Andreas in California.

Cosa regoli il movimento delle placche tettoniche è ancora in fase di studio: essenzialmente si pensa che la crosta in subduzione, faccia da “traino” all’intera placca e che quindi la velocità di deriva sia regolata dal tipo di subduzione che caratterizza il margine della placca, qualora sia presente. Questa dinamica unita alle correnti convettive del mantello, ovvero una specie di nastro trasportatore del calore dal nucleo terrestre verso la superficie – un po’ come le correnti che si stabiliscono quando facciamo bollire una pentola d’acqua sul fuoco – per il momento sembra adattarsi meglio alle evidenze che ci arrivano dalla geofisica, dalla petrografia e dalla geochimica.

faglie4I terremoti quindi sono generati da queste forze geologiche e in particolare avvengono lungo piani più o meno inclinati e lunghi della crosta terrestre chiamati faglie. Una faglia è una superficie lungo la quale avviene un movimento relativo tra due porzioni di crosta e possono essere di 3 tipi: normali, inverse, trascorrenti. Nelle faglie inverse il campo di sforzi che genera il sisma è di tipo compressivo, e quindi provoca raccorciamento e innalzamento crostale, in quelle normali invece il campo di sforzi è distensivo e quindi si ha subsidenza e allungamento crostale, infine in quelle trascorrenti il campo di sforzi genera movimento orizzontale reciproco, chiamato trascorrenza. Ciascun tipo di faglia può essere riconosciuto, oltre che dall’osservazione diretta sul campo, tramite l’analisi delle onde sismiche che generano, come se fosse una sorta di impronta digitale della faglia, in quanto ad ogni tipo di movimento della faglia corrisponde un determinato segnale sismico che viene analizzato dai sismografi e ricostruito dai geofisici, chiamato meccanismo focale.

Paolo Mauri

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