Roma, 4 nov – La Vittoria del 4 novembre 1918 viene sovente raccontata dalla storiografia ufficiale massmediatica con il solito giudizio deprimente “inutile strage”, ma tralasciando questo aspetto, c’è anche un altro concetto che passa nelle comunicazioni  sulla Grande Guerra: quello di un evento storico remoto, a cui la gente non presta attenzione, e troppo lontano dai problemi che gli italiani affrontano oggi. Non c’è nulla di più falso di questo.



Vittoria del 1918, Vittoria di oggi

Il pensiero unico e l’egemonia culturale che dominano l’Italia di oggi concentrano le proprie forze grosso modo su tre punti nevralgici: la depressione per la Vittoria “insanguinata” del 1918, la demonizzazione o cancellazione dagli archivi del Ventennio fascista, e l’esaltazione di un dramma psicologico di massa enorme, quale rappresenta la sconfitta tragica della seconda guerra mondiale, fatta passare come una sorta di trionfo di liberazione con la data del 25 aprile.

Quando si afferma che la storia sia lontana dai problemi dell’attualità, si commette un errore gravissimo esattamente per questo motivo. L’italiano di oggi è frutto anche della formazione al “triangolo” depressivo sopracitato. L’italiano di oggi si vergogna della Vittoria nel 1918, ha paura anche solo di nominare la parola “fascismo” e sostanzialmente segue la corrente retorica della cosiddetta “liberazione”. L’italiano di oggi pensa di non valere niente, di non meritare nulla se non sottomissione eterna allo straniero, sia esso una superpotenza, l’Ue o i concorrenti francesi o tedeschi. L’italiano di oggi crede di non potersi autogovernare, come se appartenesse a un Paese incapace di fare qualsiasi cosa. L’italiano di oggi è sfiduciato e non crede sostanzialmente in nulla.

Ci sono tante altre ragioni per cui sussiste tutto ciò. Le proteste nate a Trieste, la loro emulazione nel resto della Nazione, e addirittura il valore simbolico assunto dalla città a livello mondiale, con risposte ad essa riferita che vengono dalla Spagna, dalla Slovenia, dalla Germania, dalla Francia e addirittura dagli Stati Uniti, hanno rappresentato qualcosa di nuovo. Pensiamo a quanta forza in più potrebbero esprimere se gli italiani non fossero cresciuti con un paradossale stigma di Vittorio Veneto e l’esaltazione assurda di una sconfitta militare come quella del 1945.

Non è solo storia

L’Italia di oggi è schiacciata dai diktat dell’Unione Europea, ha perso ogni influenza nel Mediterraneo dopo la tragica guerra in Libia del 2011, è assediata da un fenomeno migratorio incontrollato e in gran parte illegale, e negli ultimi anni anche dall’oppressione del virus o ancora peggio del green pass. L’Italia di oggi non fa più figli e, progressivamente, il suo popolo si estingue.

Qualche reazione, indubbiamente, c’è stata. Sebbene ancora timida, disordinata, scomposta e spesso facilmente tenuta sotto controllo da chi detiene il potere. Qualche volta piacevolmente intonante l’inno di Mameli ma quasi mai sventolante l’orgoglio del Tricolore. Nel centenario della traslazione del Milite Ignoto, è tempo di assumere una nuova consapevolezza nazionale. È tempo di riscoprire il mito della Grande Guerra, gli esempi che ci ha donato, umani e spirituali. Perché sognando di emulare quello spirito di sacrificio, saremo in grado di reagire con più forza ai numerosi eventi che ci stanno conducendo verso la morte.

Stelio Fergola

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