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allergia1Roma, 27 mag – Pessime notizie per chi soffre di allergia. Si stima che entro il 2050, a causa del cambiamento climatico e della colonizzazione di nuove aree, la concentrazione nell’aria del polline dell’Ambrosia Artemisiifolia, responsabile di rinite, congiuntivite e asma, sarà quattro volte maggiore dei livelli attuali.

Stando appunto da quanto emerso da uno studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change da un team di ricercatori del progetto europeo “Atopica (Atopic diseases in changing climate, land use and air quality)”, l’Europa sarà letteralmente invasa da questa pianta.

Il team internazionale dei ricercatori di Atopica è coordinato da Michelle Epstein della Medical University of Vienna. I partner italiani del progetto Atopica sono tre: per le indagini molecolari i ricercatori dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, per gli studi sul clima, l’International Centre for Theoretical Physics (Ictp) Abdus Salam di Trieste e, sempre da Trieste, per la diffusione dei risultati della ricerca Promoscience, impresa dell’AREA Science Park specializzata in soluzioni ICT, grafica e comunicazione scientifica.

L’Ambrosia, originaria del Nord America, diffusasi poi in tutta l’Asia, nel Sud America e in gran parte dell’Europa, è una pianta monoica (con strutture riproduttive di entrambi i sessi sullo stesso esemplare), annuale, di norma assai ramificata alla sommità e raggiunge una altezza di 20-90 cm. È adattabile alla crescita su ogni tipo di terreno, sia urbano che periferico ma soprattutto ha una grande capacità di disseminazione e di competitività riuscendo a dare popolazioni pure. La presenza di polline di questa pianta è da luglio a ottobre, mesi in cui la pianta produce i granuli pollinici con un indice di allergenicità molto elevato. Proprio per questi motivi, secondo gli esperti, ci sarà uno spostamento del periodo di maggiore diffusione dei sintomi dell’allergia dalla primavera all’estate.

I ricercatori, per prevedere le modalità di dispersione dei semi sulla concentrazione atmosferica del polline, hanno utilizzato due sistemi matematici: il primo simula i futuri cambiamenti climatici, sulla base della quantità di gas serra che sarà potenzialmente emessa nei prossimi anni. Il secondo riproduce i fenomeni d’invasione dell’Ambrosia, la produzione, il rilascio e la dispersione di polline nell’aria. Da questo esperimento è emerso che circa un terzo dell’aumento di polline nell’aria sarà dovuto alla dispersione dei semi, dovuto alla colonizzazione di nuovi ambienti, a prescindere dal cambiamento climatico. I restanti due terzi saranno legati al clima e a all’aumento di anidride carbonica che incrementerà lo sviluppo della vegetazione e la produzione dei pollini.

Nello specifico, si prevede che nei Balcani, in Ucraina e in Italia settentrionale i pollini possano raggiungere fino a 22.000 grani per metro cubo. Oggi in queste regioni si hanno 13.000 grani per metro cubo. Per la salute, anche una concentrazione di 2.000 grani è considerata alta per le persone sensibili alle allergie. E’ stato anche dimostrato il nocivo impatto dell’ambrosia sull’agricoltura, con la resa delle colture, in alcuni casi in calo di oltre il 50 per cento.

Il suo polline può perciò percorrere lunghe distanze e provocare sintomi come prurito agli occhi, starnuti e, in alcuni casi gravi, difficoltà respiratoria. Chi è allergico all’ambrosia, spiega Gianluigi Marseglia del direttivo della Società Italiana di Allergologia Pediatrica, potrebbe essere sensibile anche ad alcuni cibi: “Alcuni componenti molecolari dell’ambrosia infatti sono in comune con determinati alimenti – spiega – fra cui carota, banana, anguria, sedano. Gli allergici all’ambrosia, oltre ai sintomi respiratori, posso quindi manifestare anche altri sintomo, come ad esempio il gonfiore della lingua”.

Aspettiamo ora di sapere come prevenire questa futura ondata allergenica.

Marta Stentella

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