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Roma, 1 mar – Vittimismo, sfrontatezza, odio verso gli italiani e disprezzo della legge: se voleva smentire gli stereotipi sui rom, ci è riuscito veramente male, l’uomo di origine sinti che è stato intervistato dalle Iene su un episodio di violenza scolastica avvenuto qualche giorno fa nel Trevigiano. L’inviato del programma Mediaset, Silvio Schembri, si è recato a Paese, comune di 21.000 abitanti in provincia di Treviso. In una scuola del luogo, giorni fa, si è verificata una delle tante aggressioni che, negli ultimi tempi, vedono come bersagli dei professori presi di mira da genitori di alunni ripresi o puniti dai docenti. In questo caso, si è trattato del professore di matematica, la cui “colpa” sarebbe stata quella di aver strattonato in modo inopportuno uno studente che non voleva uscire per la ricreazione. O, almeno, quella è la versione dell’alunno, dodicenne.
Intervistato dalle Iene, il docente ha negato di aver messo le mani addosso al ragazzo. Due giorni dopo i fatti, tuttavia, il fratello sedicenne del ragazzo e il padre si sono recati all’istituto e hanno affrontato il professore, chiedendo conto della presunta spinta. “Hanno cominciato ad offendere”, ha spiegato il docente, “e il padre mi ha preso per un braccio. Io mi sono liberato ma è arrivato il ragazzotto di 16 anni il quale mi colpisce dietro la testa. Nel mentre che mi giro per vedere chi mi ha colpito, il padre mi assesta un altro schiaffone che mi fa volare gli occhiali. Il tutto condito con delle frasi tipo ‘Non finisce qui’, ‘Ti spezzo le gambe’, ‘Scuola e professore di merda’…”.
L’inviato delle Iene è quindi andato a sentire la versione dell’aggressore. L’uomo, tuttavia, si è mostrato convinto del fatto suo. “Mio figlio – ha raccontato – non voleva uscire perché aveva i jeans con i buchi e aveva freddo. Questo professore qua alla fine ha toccato brutalmente mio figlio. Io gli volevo chiedere dove ha preso il potere di mettere la mani addosso a mio figlio”. È qui che scopriamo un dettaglio importante della vicenda: la famiglia è di origine rom. Il genitore, infatti, ha tentato un’implausibile carta vittimistica: “Siccome sono un rom sono sempre discriminato”. La violenza nei confronti del professore sarebbe quindi stata una reazione al razzismo di cui è intrisa la nostra società? Il tentativo di piagnucolare e atteggiarsi come vittima è però durato pochi secondi. Poco dopo, il genitore ha ammesso candidamente: “Se il professore mi avesse seguito fuori l’avrei sicuramente pestato”. Poi, non contento, l’uomo si è lanciato in dichiarazioni eloquenti che ben testimoniano il fallimento di ogni politica per l’integrazione: “Non sono un genitore come voi italiani che girate in mutande. Prendetela come volete. Io non mi sento italiano”. Ma sul punto, francamente, non c’erano dubbi.
Adriano Scianca



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10 Commenti

  1. Insegnanti del calibro della Letizia Cassaro e genitori come costui si sposano a meraviglia. Che bel quadretto!

  2. Un Paese serio avrebbe preso la decisione di togliere la patria potestà a questo mite discriminato uomo rom. Probabilmente si sente discriminato perchè non è libero di interagire come preferisce.

  3. Manderei gli attivisti dei centri sociali a mediare con questi soggetti e tentare un inserimento nella societá civile, loro che sono aperti di vedute…

  4. Spero che casa Pound riesca ad entrare in parlamento così vedremo se questi quattro mascalzoni di politici difenderanno ancora le loro politiche di disintegrazione dell’ identità italiana

  5. Zingari sommersa dovete bruciare vivi nell’acido, cani schifosi luride zecche peggio delle cavallette e dei comunistoidi deficienti che popolano i centri sociali sommersa e vi proteggono. Speriamo che un bel giorno bruciate tutti per autocombustione, maledetti voi e tutta la vostra stirpe lurida.

  6. Beh, almeno questo rom non è subdolo, ma se penso a certi *italiani* che spingono per la sostituzione etnica… per me sono questi ultimi i veri nemici politici.

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