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Roma, 21 feb – Ricorre oggi la data della scomparsa di Enrico Bernardi, inventore e genio della tecnica italiana. Nato il 20 maggio 1841 a Verona, Enrico aveva mostrato fin da subito uno spiccato interesse verso la tecnologia e verso la meccanica dei corpi in particolare. Già dodicenne, secondo le fonti più accreditate, aveva iniziato a pensare alla realizzazione di un congegno per far muovere le carrozze: il motore a scoppio. Realizzò sempre in questo periodo i primi abbozzi della sua futura invenzione. Appassionato sempre di più agli studi scientifici, si laureò agli inizi degli anni ’60 dell’ ‘800 in matematica all’Università di Padova. Dopo un breve periodo di insegnamento a Vicenza, ottenne la cattedra nella città in cui si era laureato alla Regia Scuola di Ingegneria.
I suoi studi continuarono nonostante il periodo di insegnamento. Approfondì, infatti, le sue conoscenze analizzando e studiando le opere di Erone di Alessandria e di Leonardo da Vinci. Erone è stato uno scienziato incredibile e di fondamentale importanza per lo sviluppo della meccanica moderna. Già nell’antica Grecia aveva creato l’ “eolipia” o “macchina di Erone”, un congegno meccanico che viene considerato come il precursore della macchina a vapore moderna ma è anche alla base della dinamica del motore a getto e a reazione, lo stesso che muove gli aerei e gli elicotteri. Da queste ricerche Bernardi teorizzò e costruì un primo prototipo di differenziale nel 1896 e, nello stesso anno, rivoluzionò la conduzione delle carrozze grazie all’invenzione dello sterzo migliorandone la gestibilità.
Qualche anno prima nel 1882, prima ancora di Damlier e Benz – precursori e inventori della casa automobilistica Mercedes – Benz -, brevettò il primo motore a scoppio. Di li a 2 anni, questo motore venne adattato e applicato alla bicicletta di Lauro, figlio di Enrico. Il mezzo può essere considerato il primo tipo di veicolo a benzina con motore a scoppio della storia. Ma Bernardi è famoso per qualcosa di molto più importante di una “semplice” bicicletta a motore. La targa commemorativa sulla sua casa recita “In questa casa Enrico Bernardi ideò e sperimentò geniali opere della scienza e della tecnica e nel 1884 realizzò il primo veicolo con motore a benzina della storia”. Nonostante tutto la “paternità” dell’automobile spetta a Karl Benz che, però, arrivò al traguardo un anno dopo Bernardi ma il suo veicolo era più potente di quello dello scienziato italiano.
La ditta padovana “Miari e Giusti” presto si interessò alle invenzioni dello scienziato veronese e iniziò a produrre già dal 1886 le autovetture a 3 e 4 ruote di Bernardi il quale diede impulso alla creazione di impianti industriali per costruire le sue macchine. Il motore che muoveva le sue invenzioni era molto particolare, diverso sostanzialmente dalle Benz ma molto più veloce, infatti le prime gare alle quali parteciparono le vetture di Bernardi furono vinte dal produttore italiano. La “Miari e Giusti” non decollò mai come impresa e il suo posto venne preso da un’altra azienda che, invece, diventerà un colosso della produzione motoristica italiana e mondiale: la FIAT. Ivi Bernardi vi lavorerà fino alla morte e lascerà l’eredità al figlio Lauro che collaborerà anch’esso con il marchio torinese. Enrico Bernardi, insomma, è uno dei geni della nostra era. Grazie alle sue invenzioni la vita dell’uomo è stata resa più dinamica, più veloce e più agile. Niente sarà mai più come prima, tutto questo grazie all’impegno e alla dedizione di un pioniere della tecnologia tutto italiano.
Tommaso Lunardi



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