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Roma, 22 mar – Qualsiasi antologia, anche le più moderne, non riportano, o riportano in maniera assolutamente limitata, la vita e la poetica di Giuseppe Macherione, “il Poeta della Patria”.
Nato a Giarre in provincia di Catania il 22 marzo 1840, Giuseppe Macherione crebbe in una famiglia medio borghese. Il padre, come riportano anche le poche fonti rimaste, era “uomo non estraneo alle lettere”, per questo Giuseppe ebbe un’educazione volta allo studio del latino e dei classici della letteratura. Virgilio e Orazio furono le sue Muse ispiratrici, tanto che il giovane cominciò da giovanissimo a comporre brevi versi lirici e composizioni anche in latino.
Sconvolto dalla morte del fratello Antonio e della madre, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza di Catania per completare i suoi studi. Ivi conobbe due grandi della letteratura italiana: Giovanni Verga e Luigi Capuana. Con quest’ultimo, Giuseppe Macherione strinse una profonda amicizia che venne ricordata nell’opera “Per l’arte”. Il Verismo divenne parte integrante della sua poetica: le composizioni liriche sono piene di pathos, di amore per quella terra, la sua adorata Sicilia, per la quale il giovane studente catanese bruciava di amor patrio.
Oltre alla classicità, Macherione approfondì gli studi politici e di storia che gli permise di ravvivare ancor di più il fuoco della passione patriottica che sfociò nell’arruolamento nelle truppe garibaldine. Scrisse due poesie, una dedicata a Garibaldi e una al Re; al “re dei due mondi” attribuì l’epiteto di “cor di leone” come il famoso Riccardo re di Inghilterra, e poi ancora terminò la sua composizione con un epico “gloria all’eterno”.
Purtroppo, appena arruolatosi con i Mille, in Giuseppe Macherione si manifestarono i primi sintomi della tubercolosi, contratta in maniera del tutto oscura e incomprensibile. Garibaldi decise di congedare il giovane patriota che, nonostante tutto, non si diede per vinto. Iniziò la sua battaglia sui giornali, tra le righe dei quotidiani. Fondò due giornali “Unità e Indipendenza” e “Il Sud” lavorando prima a Catania e poi al capoluogo siciliano, Palermo. I suoi lavori ebbero un ruolo fondamentale per l’unificazione sociale più che territoriale.
Peggiorato di salute, nel febbraio del 1861 il malconcio Macherione si recò a Torino volendo “assistere all’apertura del nuovo Parlamento italiano e a tutta la sessione legislativa del’61” e alla nascita del nuovo Stato italiano per il quale aveva combattuto armato di penna e calamaio, imberbe alla malattia che, pian piano, lo lacerava internamente.
Cavour stesso chiedeva spesso di quel ragazzo, di quel “Peppino il Siciliano” cui si era affezionato per la semplicità, per la fede e per il rispetto che il giovane aveva verso la sua terra.
Il 22 maggio 1861, dopo aver visto la realizzazione del suo sogno nazionalista, il Poeta della Patria morì, a Torino. Le sue spoglie vennero riportate sulla terra siciliana di lì a pochi mesi e venne eretto, sul luogo della sua sepoltura, una lapide monumentale che granitica recita: “In questa casa morì a ventun anno Giuseppe Macherione da Giarre vocato alla gloria dell’ideale per genio di poesia e di virtù di cuore fulgenti nell’ispirata giovinezza siciliano ardente d’italiana fede unitaria nel pensiero, nell’opera, nella penna, pronto e saldo in ogni cimento per la nuova vita della Patria”.
Tommaso Lunardi

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1 commento

  1. Quanto sangue è stato versato durante il Risorgimento e per unificare questo benedetto paese.
    E quanta offesa sento arrecare a queste genti che sono morte per unificare l’Italia quando c’è oggigiorno una UE che comanda in casa nostra.
    Come se si fosse tornati indietro di oltre 150 anni.

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