Portofino, 23 ago – “Accogliere è importante. Ma questo so’ ville. E di lusso”. Esattamente un anno fa, nell’agosto 2016, impazzava la polemica per il rifiuto di Capalbio, comune toscano simbolo del turismo radical chic di sinistra, di accogliere immigrati e potenziali rifugiati sul proprio territorio. Adesso ad opporsi alla distribuzione di “migranti” sul territorio è un altro Comune famoso per un turismo di alto livello ma anche “culturale”: Portofino. La cittadina ligure, insieme ad altri 24 comuni “ribelli” quasi tutti collocati in riviera, ha fatto sapere di non essere disposta ad accogliere gli immigrati che la prefettura di Genova sta cercando di piazzare.

“Non abbiamo case libere” è stata la giustificazione del sindaco Matteo Viacava, che tuttavia in una dichiarazione rilasciata a Repubblica, fa trapelare anche una spiegazione “ideologica” rispetto alla non idoneità di Portofino all’accoglienza degli immigrati: “ll nostro è un centro turistico importantissimo e alloggi liberi non ne abbiamo: la graduatoria dei residenti che aspettano l’assegnazione della casa popolare è infinita. Il territorio poi non è indicato, c’è un’unica strada, l’accoglienza non sarebbe funzionale proprio dal punto di vista logistico”.

Al di là delle dichiarazioni di facciata appare evidente i comuni a forte vocazione turistica, a maggior ragione se si parla di un turismo di lusso, di accogliere immigrati proprio non ne vogliano sapere. Loro non hanno bisogno di fare cassa con il business dell’immigrazione e l’arrivo di qualche “disperato” non farebbe che danneggiare l’economia del luogo. Umna dinamica non dissimile da quanto accade nelle grandi città come Roma, dove i centri di accoglienza non aprono quasi mai in zone di pregio come i Parioli, ma sono sempre i quartieri popolari, già vessati da disservizi e degrado, a doversi fare carico del “dovere” dell’accoglienza.

La Prefettura di Genova dal canto suo ha necessità di collocare almeno 700 immigrati (richiedenti asilo) nei centri della provincia, essendo il capoluogo già saturo con 2.500 presenze. Il bando come detto scade il 28 agosto e a fronte del no dei 25 comuni della riviera ligure, la Prefettura tenterà di scavalcarli puntando sui Cas, centri di accoglienza straordinaria, strutture di proprietà dei privati da dare in gestione alle cooperative che gestiscono l’accoglienza, per i quali non c’è bisogno dell’assenso del Comune.

Davide Di Stefano

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