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percorso di recupero socio-spiritualeRoma, 9 feb – Ci mancava solo il “recupero socio-spirituale”. È quello che dovrà subire un operaio di 35 anni, ora cittadino italiano ma originario dell’Albania e residente in un comune del sudest barese. Sul suo pc e sul suo smartphone sono stati trovati post inneggianti agli attentati terroristici. Per questo gli è stata notificata la sorveglianza speciale d’urgenza per due anni per terrorismo. L’uomo ha accettato la proposta di un recupero socio-spirituale. Ovvero un percorso di recupero di “de-radicalizzazione” attraverso il coinvolgimento di un’idonea guida religiosa, da individuare con l’ausilio di referenti qualificati dell’associazionismo islamico istituzionalizzato della provincia di Bari.



Questa balla della de-radicalizzazione ci viene dalla Francia, dove hanno anche aperto dei centri appositi: come gli immigrati che stuprano (che vengono inviati in centri in cui si insegnano le buone maniere), anche quelli che fanno stragi o progettano di farle, quindi, agirebbero così solo per dei banali equivoci, perché nessuno ha spiegato loro che non si fa. Come avevamo osservato tempo fa , il concetto della radicalizzazione fa parte di un dispositivo retorico volto ad assolvere l’immigrazione dall’accusa, sempre più confermata dai fatti, di essere, tra le altre cose, incubatrice di terrorismo. L’idea di affidare i “radicalizzati” a esponenti del cosiddetto “islam moderato”, poi, appare ancor più assurda: molti stragisti effettivamente passati all’azione hanno attraversato una fase di religiosità “tiepida” o addirittura di aperta irreligiosità. Insomma, sono stati dei “moderati”. E ora si vorrebbe riavvolgere il nastro?

Lo stesso concetto di “radicalizzazione” presuppone un crescendo a partire da una condizione non “radicalizzata”, altrimenti parleremmo semplicemente di un fondamentalista. In altre parole, molto spesso l’islam “moderato” è incubatore di quello “radicalizzato”. È evidente che l’uno non può essere antidoto dell’altro. Ma, più in generale, la questione va inquadrata in una tendenza più generale di taglio “rieducativo”: il maschilista? Va rieducato. I bulli? Li raddrizzerà lo psicologo. E così via. Una società di infermi e infermieri. Nessun colpevole. O forse tutti colpevoli.

Giorgio Nigra

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