Roma, 7 mar – Prezzo del grano alle stelle, e le altre materie prime non se la passano meglio, a giudicare dagli aggiornamenti pubblicati dall’Ansa.

Prezzo del grano, ecco il record

Il prezzo del grano raggiunge nuove e inimmaginabili vette, toccando i 430 euro la tonnellata. Secondo Il Fatto Quotidiano, è il valore più alto degli ultimi 14 anni. La guerra in Ucraina è – tanto per cambiare – ancora la principale responsabile. Perché da Kiev e dalla Russia provengono circa il 30% delle esportazioni globali di grano. Il che fa affacciare un altro fantasma, quello della mancanza di approvvigionamenti futuri. Al momeno, le scorte sono parecchie, ma l’Ucraina in guerra non sta effettuando raccolti, e questo potrebbe complicare la situazione. Già a febbraio l’indice sui prezzi alimentari elaborato dalla Fao era salito parecchio, a causa del rincaro dei cereali e dal fermo di diverse navi bloccate nel Mar Nero.

Aumento del 38%, ma al momento non c’è carenza

Il valore del 30% delle esportazioni di grano è dovuto a un fattore determinante, ovvero che Russia e Ucraina siano rispettivamente il terzo e il nono produttori mondiali. Di conseguenza, il loro peso sul bilancio generale è enorme. È un grano che, ovviamente, danneggia alcuni Paesi più di altri. In particolare le nazioni che per ragioni climatiche non ne producono molto, come la Turchia e l’Egitto, che ne importano rispettivamente il 70 e il 67%. E se la passeranno malissimo anche Congo, Sudan, Ruanda e Nicaragua. Chi importa dall’Ucraina potrebbe accusare problemi molto seri. È il caso del Libano, che ne acquista il 90% dal paese attualmente in guerra con Mosca. Ma è anche la situazione della Somalia, dello Yemen o della Tunisia. Al momento, le scorte di grano sono abbastanza nutrite, ma se la crisi non dovesse risolversi l’impennata dei prezzi sarà ancora maggiore. Da quando è iniziata la guerra, circa 140 navi di diversi Paesi sono bloccate nei porti e sulle coste ucraine.

Alberto Celletti

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