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“Opera d’arte totale”: i Rammstein e il nuovo futurismo

by Tommaso Lunardi
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Roma, 30 giu – “Disertate i conservatori, i licei e le accademie, e determinatene la chiusura; si vorrà certamente provvedere alle necessità dell’esperienza, col dare agli studi musicali un carattere di libertà assoluta”, così si può leggere scorrendo tra le righe del Manifesto dei Musicisti Futuristi targato 11 gennaio 1911. Il suo massimo esponente, Massimo “Balilla” Pratella, era fermamente convinto di un radicale distaccamento dal passato, dal classicismo, da tutto ciò che era obbligo, dalle overture e dalla divisione in atti. La musica deve essere espressione popolare, libera dagli schemi fissi, sperimentale, aspirare al futuro.

Rompere gli schemi: Rammstein

Dopo quasi 100 anni questa concezione di musica “nuova” è stata presa in considerazione da un complesso di sei musicisti provenienti da Berlino. La scena musicale predominante tra i giovani negli anni ’90 era rappresentata dall’heavy metal e dall’hard rock. Tutte canzoni create, tuttavia, ad hoc con lo stampino, come si suole dire. Ma non i brani di quei sei scellerati berlinesi. In Germania il genere che andava per la maggiore era la techno e l’EBM, degli stili musicali dalle sonorità vicine all’industrial caratterizzati da suoni sinistri, sporchi e ripetitivi. Fu proprio questa la rampa di lancio di quella band storica che diverrà famosa con il nome di Rammstein. La band ruppe tutti gli indugi, tutte le regole, divenne controversa a livelli estremi. Non parliamo di droghe, di alcol o di fatti di cronaca nera.

Quello che Wagner voleva mettere in atto, la Gesamtkunstwerk, l’opera d’arte totale, viene resa realtà dai Rammstein che, nei loro concerti, creano atmosfere da teatro, cabaret, fuoco, fiamme e spettacolo a non finire. Basti pensare solo all’origine del loro nome. Ramstein (con una sola “m”) è la base aerea Nato in Germania che, nel 1988, fu scenario di una carneficina senza precedenti. Quasi 80 furono i morti contati dopo che tre aerei delle nostre Frecce Tricolori si scontrarono in volo durante un’esibizione e uno di questi velivoli impattò sulla folla inerme. Dirà a tal proposito il frontman Till Lindemann: “La prima canzone [Rammstein presente in Herzeleid (1995)], veramente, era su quell’incidente. E poi sembrava che ci fosse un motivo quando dicevano: “Ramstein, Ramstein!” Così è entrato nella nostra testa ed è rimasto là. Abbiamo solo cambiato leggermente la grafia perché Ramstein in realtà si scrive con una “m”. È anche diventato una sorta di provocazione, semplicemente ripetendolo, per noi è diventato una specie di simbolo, un inno”. Di provocazioni del genere non ne sono mancate. Basti pensare solo che la copertina del sopracitato Herzeleid rappresenta i sei membri a petto nudo, con una pelle bianchissima e gli occhi azzurri. Non sono mancati, di conseguenza, coloro che hanno ritenuto la band essere una seguace del neonazismo e che tutte queste provocazioni fossero, in realtà, dei messaggi subliminali.

Futurismo musicale

A distanza di quasi 25 anni, i Rammstein sono rimasti sempre lo stesso immenso ed inossidabile complesso. Lo scorso 17 maggio è uscito il loro ultimo capolavoro: Rammstein. Il videoclip della traccia d’apertura, Deutschland, è un capolavoro a sua volta. Ambientazioni d’avvenire, flashback nel passato, presente. Tutto insieme mischiato in un video non da guardare con gli occhi di uno spensierato fan ma con gli occhi del futuro. Ecco che ritorna il tema cardine del futurismo, la velocità, la variazione, il progresso sfrenato ed inesorabile che porterà l’uomo a cercare la verità all’esterno del nostro mondo nello spazio, tra le stelle ricordando un certo Marinetti.

Ma quello dei Rammstein non è un futurismo solo musicale, ma anche letterario, stilistico. Nella scena metal non è difficile trovare canzoni che trattino di morte, sangue, satanismo. Ma un brano che parli, invece, di aborto ? Di traumi infantili ? Di quanto possa essere perverso l’animo umano e, al contempo, assolutamente normale, poi un cantante che è, a sua volta, un poeta rende il tutto ancora più coagulato. I Rammstein ci fanno capire quanto siamo piccoli e grandi al contempo, la loro musica scardina il nostro senso di compostezza facendoci passare per le vene un ritmo dance (tanz metall come la band lo autodefinisce) che ci libera da ogni regola, da ogni schema. Non è, forse, questo il miglior esempio “di libertà assoluta” e di futurismo?

Tommaso Lunardi

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4 comments

Pietro Smusi 30 Giugno 2019 - 3:41

Non mi aspettavo un articolo su quelli che inondano il pubblico di schiuma con un cazzo di gomma gigante.

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ugo 30 Giugno 2019 - 5:34

Non so nulla delle scelte scenografiche dei Rammstein, né mi interesso di quel genere di cose. Pure, non capendo il tedesco, non posso pronunciarmi sui testi (che considero, così come gli aspetti scenografici, irrilevanti rispetto ai contenuti musicali). Musicalmente, però, quel che conosco tra le loro realizzazioni mi garba assai. Eviterei di definirli “futuristi”. Più appropriato mi sembrerebbe “eclettici”. Sicuramente efficaci per una buona percentuale dei brani a me noti.

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Bruna 30 Giugno 2019 - 6:24

Pietro S. hai capito tutto della vita, non c’è che dire…?

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Carla D'Ambrosio 9 Marzo 2020 - 6:28

Io amo infinitamente i Rammstein e faccio i miei complimenti all’autore dell’articolo: hai colto perfettamente e completamente il loro messaggio!!!! Till sarebbe contento se leggesse ciò che hai scritto!!!!

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