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Roma, 16 mar – Nel contesto del realismo politico, l’aspetto spaziale e quindi geopolitico è certamente intrinseco. Infatti la lotta per il potere, la dinamica conflittuale che sta alla base della storia è anche lotta per il conseguimento di uno spazio vitale.

Allo storico greco Tucidide non sfuggì il fatto che l’interesse vitale di Atene fosse il controllo del mare senza il quale sarebbe stato minacciato l’approvvigionamento di materie prime e il commercio sul quale si fondava il sistema di sicurezza imperiale edificato nel Mediterraneo orientale. Sempre nella riflessione dello storico greco Tucidide appare evidente la polarizzazione geopolitica tra potenza terrestre e potenza marittima, contrapposizione che lo storico greco vede in Sparta e Atene.

Inevitabile allora appare una visione non solo pessimistica della storia ma in un certo senso melanconica: la dinamica di potenza è infatti sottoposta tanto alla legge della crescita quanto alla legge della decadenza. L’egemonia di una potenza è destinata a tramontare come hanno insegnato sia Machiavelli che lo stesso Tucidide. D’altra parte, come osservava il sociologo italiano Pareto, la storia è un cimitero di aristocrazia.

Ad ogni modo, se il realismo è un sapere ricavato dall’esperienza pratica nel mondo della storia, il realista non può che essere disilluso e disincantato sia verso il potere politico sia verso gli uomini. In realtà, non si accosta alla storia convinto di possedere la chiave per comprenderne l’essenza: è al contrario persuaso che la comprensione della storia non può mai diventare filosofia della storia. Mentre l’utopista ricerca la perfezione politica in una realtà iperuranica fatta di astrazioni e mentre l’ideologo trasfigura la realtà del potere e del mondo, il realista cerca di sforzarsi di individuare il vero volto della politica e della storia rifiutando il sogno dell’utopia e le contraffazioni dell’ideologia.

Giuseppe Gagliano

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