Reggio Emilia, 27 dic — Lo sappiamo da marzo 2020 — e anche da molto prima — per alcuni le regole sono «più regole» che per altri, e in questo senso il Pd ha dettato scuola: è successo anche a Reggio Emilia, feudo democratico, dove il sindaco Luca Vecchi e tutto il suo entourage (circa 25 persone) sono stati ripresi mentre cantavano l’immancabile Bella Ciao nel corso di una festa di Natale avvenuta in un locale al chiuso. Senza distanziamento e senza indossare le mascherine l’allegra comitiva cantava le strofe della noiosa nenia partigiana, abbracciandosi appassionatamente, mentre, all’esterno, i reggini erano costretti a circolare in centro, all’aperto, muniti di mascherina, per ordinanza varata dallo stesso Vecchi dal 1° dicembre scorso.

Reggio Emilia, polemica sul sindaco che canta Bella Ciao 

Bella Ciao, canzone di libertà. Di quelli del Pd, ovviamente, perché gli italiani, i cari inferiori, di tutti ‘sti privilegi in un locale pubblico non possono godere: mascherine tirate su appena ci si alza da tavola per andare al bagno, camerieri zelanti che ti intimano di non assembrarti, vigili ancora più zelanti che firmano contravvenzioni e fan chiudere locali.

La performance canora dell’élite cavialara è stata filmata e diffuso sui social, scatenando immediatamente un coro di vibrate proteste: Gianluca Nicolini e Davide Ganapini, rispettivamente coordinatore provinciale e vicecoordinatore di Forza Italia, tuonano: «Questi ‘signori’ sono gli stessi degli appelli rivolti i ai reggiani, con toni aulici, severi e sopracciglia aggrottate. Peccato che valgano solo per gli altri». Protesta anche la vicepresidente della Camera in forza al M5S, Maria Edera Spadoni: «La politica deve dare l’esempio, per rispetto di chi soffre e sta lottando, per gli operatori sanitari della nostra sanità pubblica che sono allo stremo e di chi non ce l’ha fatta». E chiede le «pubbliche scuse da parte del sindaco e di chi con troppa leggerezza ha compiuto quel gesto diffondendo quel video è il minimo».

Il sindaco prova a giustificarsi

La toppa che il sindaco Vecchi cerca di cucire è, come sovente accade in queste circostanze, decisamente raffazzonata e risulta peggio del buco: «Era il 20 dicembre, prima del decreto e in un contesto epidemiologico che non era quello di oggi». Ma l’ordinanza delle mascherine all’aperto in centro, Vecchi l’aveva firmata il 1° dicembre, sottolineando la necessità di adottare «misure preventive, ma anche comportamenti responsabili e rispettosi della popolazione: igiene costante delle mani, distanziamento fisico e uso della mascherina». Vecchi prosegue nel suo zoppicante tentativo di giustificarsi: «Eravamo solo noi, tutti vaccinati e con prova della febbre». Parametri che, allo stato attuale, non significano nulla: si può essere positivi al covid senza febbre e — ormai è stato ampiamente dimostrato — anche i vaccinati si ammalano e possono contagiare. Ma forse cantare Bella Ciao costituisce un salvacondotto contro il virus.

Io sono io…

«E’ stata fatta una cena tra una quindicina di persone» (le persone nel video sono più di 25) «rispettando le regole. Alla fine della cena abbiamo fatto due canzoni, è saltato un minimo di distanziamento. Ma francamente c’è un intento strumentale fuoriscala». Il problema — che Vecchi e i suoi sodali fingano di vederlo o mano — non è «l’intento strumentale fuori scala»: ma chiedere ai cittadini il rispetto di regole rigide e poco efficaci per il contenimento del contagio (video mascherine all’aperto), pena la comminazione di multe salate ad opera di solerti vigili-sceriffi, e poi ritrovarsi tra i primi a non rispettarle. Bella Ciao, insomma è in questo caso la versione 2.0 dell’«Io sono io, e voi non siete un caz*o», detta da Sordi nel Marchese del Grillo. Uno dei capisaldi di questa «sinistra» tutta vessazioni e privilegi che ci ritroviamo al governo e nelle amministrazioni.

 

Cristina Gauri

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