Il Generale Ambrogio Spinola, considerato tuttora all’estero uno dei migliori comandanti dei Tercio imperiali e specialista di assedi della guerra dei Trent’anni, vincitore dell’assedio di Breda e molte altre piazzeforti nelle Fiandre e in Germania, e talmente famoso all’epoca da essere immortalato – tra gli altri – dal Velázquez, Rubens e van Dyck, ignorato oggi in Italia e particolarmente a Genova, sua città natale, è ora finalmente ricordato in un libro in italiano lui esclusivamente dedicato, per la prima volta da decenni: Ambrogio Spinola – Il vincitore dell’assedio di Breda della Contessa di Yebes Carmen Muñoz Roca-Tallada, con un approfondimento storico-militare di Vittorio Mariani e Varo Varanini e a cura di Andrea Lombardi (ITALIA Storica, 2021). Di seguito, per gentile concessione dell’editore, riportiamo la prefazione all’opera di Gabriele Campagnano, creatore del sito di divulgazione storica Zhistorica [IPN].

Ambrogio Spinola, il vincitore dell’assedio di Breda

Dal mare alla terra. Se Andrea Doria è stato forse il più importante Ammiraglio tra la fine del XV e la prima metà del XVI secolo, Ambrogio Spinola merita di essere menzionato con il medesimo lustro tra i Generali più capaci del XVII. Due figli di Genova, appartenenti a famiglie per lungo tempo rivali, che sono stati in grado di scrivere – a lettere cubitali – il loro nome nella storia militare della prima epoca moderna.

Ma se Andrea Doria ha servito sia i sovrani francesi che Carlo V, Ambrogio Spinola rimane sempre fedele alla monarchia spagnola. Un ruolo fondamentale, in questo senso, lo ha il fratello minore di Ambrogio, Federico, che dopo un’esperienza nell’Armata delle Fiandre di Alessandro Farnese, si trasferisce a Madrid nel 1598. L’uomo d’arme, in famiglia, sembra essere lui, visto che Ambrogio è più interessato allo studio e alla carriera politica nella sua città.

In effetti, fino ai trentaquattro anni d’età, Ambrogio rimane a Genova e non si occupa di cose militari in senso stretto. Il suo giungere in età avanzata al mestiere delle armi non deve tuttavia trarci in inganno. Il giovane Ambrogio, infatti, alterna lo studio all’esercizio delle “arti cavalleresche, tirar di spada, cavalcare, correre all’anello, battersi all’incontro con lancia, & altri simili esercizi.” E se, da un lato, abbandona progressivamente gli studi di lettere, approfondisce invece quelli di matematica “facoltà che influisce più di ogni altra al mestiere delle armi”.

D’altronde, specie nella difesa e nell’assalto delle fortezze, è fondamentale saper individuare le linee di tiro migliori, fortificare i bastioni, scavare delle trincee adeguate ecc. Lo sviluppo di artiglierie sempre più efficienti ha di certo portato a una guerra sempre più tecnica e ingegnerizzata. Un tipo di guerra in cui le conoscenze matematiche hanno un ruolo fondamentale.

Non bisogna inoltre scordare che la Genova di fine XVI secolo pullula letteralmente di Capitani di lungo corso, uomini d’arme in pensione e altri soggetti che non hanno nulla da invidiare, quanto a esperienza di guerra, a Generali del calibro di Lelio Brancaccio o del conte di Tilly. E nella sua stessa famiglia ha l’opportunità di conversare a lungo con il cugino Giorgio Spinola di Luciano, anche lui capitano di Alessandro Farnese.

Altro fatto da sottolineare è che la dedizione di Ambrogio verso la sua famiglia e verso Genova lo porta a mettere su famiglia già a ventitré anni e a ottenere più o meno nello stesso periodo i primi incarichi pubblici. Ed è forse proprio la difficoltà ad emergere come un pari dell’uomo più potente della città, Giovanni Andrea Doria, a condurlo alla decisione di mettersi direttamente al servizio della monarchia spagnola. Una mossa per nulla scontata e tremendamente rischiosa. E tuttavia foriera di enormi successi e dell’immortalità del suo nome.

Pur con tutte le sue conoscenze teoriche della guerra, Ambrogio rappresenta quasi un unicum nella storia militare del Seicento. In un periodo in cui la carriera militare inizia prestissimo, Ambrogio si trova per la prima volta al comando nel 1603, quando viene incaricato di proseguire l’assedio di Ostenda. Il primo assedio del Generale che passerà alla storia come Espugnatore di Piazze.

Da allora fino alla Guerra di successione di Mantova e del Monferrato (1628-1631), a tutti gli effetti spin-off della Guerra dei Trent’anni, Ambrogio Spinola diventa il maestro degli assedi definitivo, il terrore di ogni piazza in attesa di vedere l’esercito nemico spuntare all’orizzonte.

Come scrive ancora Filippo Casoni nella sua biografia di Ambrogio Spinola, stampata per la prima volta nel 1691:

Se lo vorremo paragonare ad Alessandro, Annibale, Cesare, Marcello, Flavio ed Ottaviano, lo ravviseremo ad alcuno di loro superiore nella fortezza delle Città espugnate; ad altri nella difficoltà dei luoghi ove portò la guerra; ad altri per il valore, e per l’ostinazione dei nemici superati; ad altri per la mansuetudine e la clemenza usata con i vinti […] Alla maggior parte per la provvidenza e il consiglio; Ma a tutti per l’integrità della vita, nella quale consiste la vera gloria, e nel perpetuo tenore d’azioni, non contaminate da quei vizi, dai quali restò sempre offuscata la fama di quei grandi conquistatori.

Gabriele Campagnano

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