Roma, 12 gen – Tu prendi Repubblica, Umberto Eco, la neofemminista Michela Murgia, il 25 aprile e l’antifascismo e il risultato è assicurato, pensi. No? Nell’apoteosi cosmica dell’allineamento dei pianeti “cultura”, “libri”, “intellettuala di riferimento” tutto converge verso il sommo risultato: l’accorato appello contro i fascisti di tutti i tempi.

E invece no. Qualcosa è andato storto.

In quel video che doveva essere il trionfo della cultura sull’ignoranza dei fascisti di ieri, di oggi e di domani, la Murgia legge “ur-fascismo” dal celebre passo di Eco, rispolverato per l’occasione. Ma – attenzione – il giornalista di turno di Repubblica, nella trascrizione del passo letto dalla scrittrice sarda, commette un errore che tradisce l’abissale ignoranza che lo accomuna a gran parte dei suoi colleghi, infatti scrive “Lor fascismo può ancora tornare nelle sue forme più innocenti, nostro dovere è smascherarlo”. “Lor fascismo“. Non sa – è evidente – che quel passo andava trascritto “L’ur-fascismo”: articolo, apostrofo, ur-fascismo. Parola misteriosa, esotica, la cui echiana eco fa sempre comodo alla bisogna. A meno che non venga storpiata, come in questo caso.

Fa specie poi che tutta la manfrina della Murgia punta a snocciolare il solito sermone su quanto Goebbels (citato a sproposito da Eco, peraltro) e sodali disprezzassero la cultura, su quanto per combattere il “fascismo eterno” che sempre ritorna sia sufficiente leggere un libro.

Beh, qualcuno dica a “Lor signori” di Repubblica di iniziare a leggere pure loro. E con attenzione, a questo punto.

Adolfo Spezzaferro

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  1. Patetico episodio legato ad una subcultura comunistoide pericolosa e vigliacca, ovvero trovare attraverso la menzogna un nemico da combattere tralasciando gli orrori sinistri ed i pericoli di una invasione islamico/negroide fuori controllo. Palesemente vogliono gli italiani schiavi e sudditi di una indegna casta burocrate sinistra.

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