Roma, 18 lug – L’emergenza sbarchi non se n’è mai andata. Ma l’Italia e forse anche l’Europa hanno smesso di parlarne. Noi abbiamo sempre mantenuto l’occhio vigile su una tragedia che prosegue, imperterrita, nel mietere vittime sociali, umanitarie e culturali al nostro Paese come a quelli di provenienza. Ma a quanto pare siamo quasi isolati.

L’ultima volta che l’Italia ha affrontato seriamente l’emergenza clandestini

Ne è passata di acqua sotto i ponti. Acqua salata, di mare. Mediterraneo, nella fattispecie. Da quando? Si rimembra come minimo l’estate del 2019, l’ultima in cui l’Italia ha affrontato seriamente l’emergenza dei clandestini in arrivo costantemente sulle coste siciliane, e talvolta anche sarde, calabresi e pugliesi. L’ultima, ma potremmo dire l’unica, insieme a quella dell’anno precedente. Perché, a parte queste due significative eccezioni, richiamanti il ministero degli Interni di Matteo Salvini, in ormai 11 anni di acuta crisi migratoria non si è vista mai una controtendenza. Si potrebbe ricordare, per onestà intellettuale, quella iniziata timidamente dal predecessore Marco Minniti, nel 2017. A parte questo, folle copiose si riversano quotidianamente sulle coste italiane, come se non ci fosse un domani.

Gli sbarchi oggi

I numeri, sia chiaro, non sono ancora paragonabili – per fortuna – a quelli precedenti al 2018. Quando regolarmente arrivavano quasi 200mila clandestini all’anno: un’enormità. I dati del ministero dell’Interno, però, mostrano un’ascesa preoccupante, a livelli comunque alti, da quando ci fu la caduta del governo gialloverde in avanti. Meno di 10mila nel 2020, quasi 25mila nel 2021, oltre 31mila solo nei primi sei mesi del 2022. Ci stiamo riavvicinando a quei ritmi, e a passi da gigante. Senza che nessuno dica nulla, tra guerra, bagarre politiche e governi che cadono. Nel frattempo, però, l’invasione prosegue. E se i timori di carestie alimentari in Nordafrica dovessero concretizzarzi, potrebbe raggiungere nuovi picchi di drammi sociali e culturali.

Stelio Fergola

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