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sport_focus_imagef4c19cd17cc95c90b92e9fea59699542Roma, 16 feb – Un genio della comunicazione politica. Lo avevamo conosciuto come uomo delle emergenze, decennale capo della protezione civile, ma non avevamo mai avuto l’occasione di apprezzarne le qualità di politico navigato. Come definire sennò uno che appena candidato nel centrodestra come sindaco di Roma, in meno di tre giorni parla in favore dei rom, si definisce un “vecchio democristiano” e rivendica le sue amicizie nel Pd? Tornando indietro forse era meglio Rita Dalla Chiesa, avrebbe fatto fatto meno scivoloni. Se l’accusa rivolta a Marchini, il palazzinaro giocatore di polo e uomo dei poteri forti, era quella di non conoscere le periferie e i veri problemi dei cittadini romani, il “Mister Wolf risolvo problemi” Bertolaso sembra riuscire a fare ancora peggio, quando prima dice di voler combattere il degrado e poi “accarezza” i rom, ovvero quelli che il degrado di Roma lo creano con roghi tossici, furti, campi tenuti come discariche e mercatini abusivi. “Ruspa? Io userei più diplomazia, più tatto, più cautela. Io mi metto sempre dalla parte dei più deboli e i rom sono una categoria che è stata vessata e penalizzata”.

Al di là dei problemi relativi al senso stesso di una dichiarazione del genere, non si capisce che tipo di voto vada a cercare Bertolaso ponendosi in questo modo. Alla dichiarazione sui rom si aggiunge quella in cui si definisce “un vecchio democristiano che non ha mai votato Berlusconi”, per non parlare dei suoi ammiccamenti al centrosinistra romano, tra i ricordi delle campagne elettorali pro Rutelli e la rivendicazione della sua amicizia col candidato del Pd Giachetti. La strategia dell’ex capo della Protezione Civile sembra essere quella di porsi come una sorta di Marchini bis, solo più sbiadito, con meno soldi e partito con estremo ritardo. Non proprio il massimo. Senza contare che alla domanda diretta su cosa pensasse rispetto a Marchini, Bertolaso ha risposto: “è una persona perbene, è entusiasta ma ho delle perplessità sulla capacità di governare Roma”. Tra poco inviterà la gente direttamente a votare per Alfio.

Ovviamente le prese di posizione di Bertolaso hanno generato più di un qualche malumore nel centrodestra. Anche perché va bene puntare a perdere, ma così sembra davvero troppo. I leghisti, in particolare il senatore Centinaio commissario di Noi con Salvini per il Lazio e Roma, già sono sul piede di guerra: “Se non sai guidare una ruspa, occupati di tagliare i nastri alle inaugurazioni. Noi saremo con i romani a lavorare per ridare dignità alle periferie. E per i campi rom c’è e resta una sola parola: ruspa”. Più che la preoccupazione per le periferie romane, al rotondo senatore di Pavia brucia di aver dovuto rinunciare ad un accordo già raggiunto con Marchini. “Ci avevate detto che Marchini non andava bene perché troppo di sinistra e adesso ci ritroviamo uno che dice di essere amico del Pd”, è il messaggio infuocato che Centinaio manda a Fratelli d’Italia. Il partito della Meloni per ora si rifugia in un imbarazzato silenzio, visto che la luce verde per Bertolaso è arrivata da loro e da Berlusconi, con Salvini unico ad esprimere delle perplessità (preferiva Marchini, ndr). In una città dove la sfiducia nella classe politica, unita alla rabbia per la sporcizia e il degrado in cui sprofonda, sono i sentimenti più diffusi tra i romani, serviva più coraggio. Per adesso l’unico a festeggiare è Storace, che vede aprirsi “praterie a destra”. Ma potrebbe non essere l’unico.

Davide Di Stefano

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