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ruck polemiche O’SheaRoma, 28 feb – La partita di domenica scorsa tra Inghilterra e Italia a Twickenham ha scatenato polemiche che sembrano ancora non volersi placare. Il motivo? Gli inglesi non hanno digerito la tattica difensiva stravagante degli azzurri. Durante il match i tifosi inglesi fischiavano l’arbitro e i giocatori italiani, i rugbisti inglesi si lamentavano con l’arbitro, dalla tribuna Eddie Jones (Head Coach della nazionale inglese) osservava stizzito la sua Inghilterra messa in difficoltà. Non a caso nel post partita si è sfogato in conferenza stampa, asserendo che quello visto da lui sul campo non è stata una partita di rugby. Affermazioni molto pesanti da parte sua, considerando che proprio lui nei giorni che hanno preceduto la gara aveva detto che la nostra nazionale non fosse all’altezza di partecipare al torneo su invito più antico del mondo, il 6 Nazioni. Ebbene, molti si erano uniti alle parole taglienti di Jones, ma in molti si sono dovuti ricredere nel dopopartita, l’Italia, al di là delle polemiche, ha dimostrato di poter combattere in equilibrio fino alla fine contro una delle nazionali più forti al mondo.

Gli appassionati di rugby naturalmente hanno compreso benissimo quale fosse il “frutto del peccato”, un po’ meno certamente sono riusciti a fare i profani, coloro che il rugby non lo seguono e che magari sono rimasti soltanto incuriositi dalla bagarre venutasi a creare. Perché tutte queste accuse contro l’Italia? La questione è molto semplice per chi conosce il rugby o lo pratica, esistono delle fasi differenti dal contesto normale di gioco, una di queste è la ruck (o mischia aperta). La ruck è quel famoso raggruppamento che si viene a creare in seguito ad un placcaggio. Quando il giocatore placcato si trova a terra assieme alla palla si crea una linea orizzontale virtuale su tutto il campo, quella è la linea di fuorigioco dettata dal posto in cui si trova il pallone ovale. Quando il placcato si trova a terra deve immediatamente liberarsi del possesso (il gioco da terra non è permesso), quindi i giocatori della squadra avversaria tenteranno il furto dell’ovale, i cosiddetti sostegni del giocatore placcato dovranno di conseguenza impedire che esso si realizzi, ed è proprio in quel momento che si crea il raggruppamento con una contesa sul punto d’incontro tra attaccanti e difensori. Dunque, nessuno dei difensori può trovarsi al di là della linea di fuorigioco prima dell’uscita del pallone dalla ruck. Nel caso della tattica italiana di domenica scorsa, una volta placcato l’avversario, i nostri azzurri rifiutavano di andare a contendere il pallone, impedendo volontariamente la formazione della mischia aperta, senza di essa non si creava neanche la linea di fuorigioco, e quindi tutti i difensori potevano invadere tranquillamente la zona inglese in seguito al placcaggio e disturbare la fuoriuscita del pallone.
Questo tipo di tattica è molto rara, perché generalmente si cerca sempre di rubare palla e quindi si favorisce la nascita della mischia aperta, ma non esiste alcuna regola che impone la creazione della ruck in seguito al placcaggio.

In ogni caso, molte squadre di livello, come i London Wasps o la nazionale australiana, hanno già sperimentato questo espediente tattico, senza creare nessuna polemica o scandalo. La bomba è scoppiata, al terzo turno di 6 Nazioni 2017, probabilmente perché la maggior parte degli appassionati e degli addetti ai lavori non si aspettavano un’Italia che mettesse in difficoltà le Rose Rosse, le quali pur vincendo (34 – 15), sono usciti dal campo scontenti e nervosi, probabilmente si aspettavano una passeggiata, mentre il match con l’Italia si è rivelato il turno più difficile da affrontare sul piano psicologico fino ad ora. Gli inglesi a Twickenham per tutto il corso della partita non sapevano come reagire, si lamentavano, provavano goffamente a trovare soluzioni, famosa ormai è la risposta dell’arbitro francese Poite che alla domanda di Haskell e Hartley, i quali gli chiedevano cosa potessero fare per giocare una ruck, ha risposto prontamente: “sono l’arbitro, non il vostro allenatore”.

In molti in questi giorni hanno addirittura interpellato la World Rugby per chiedere di rivedere il regolamento e impedire che si utilizzi ancora in futuro la tattica “all’italiana”. Il nostro ct irlandese Conor O’shea ha dichiarato di essere molto orgoglioso della prestazione dei suoi ragazzi: “Sono molto fiero della nostra prestazione: esperienza, difesa, sono molto orgoglioso della mia squadra. Abbiamo un lungo viaggio davanti a noi. Se abbiamo la giusta mentalità e se facciamo i giusti cambiamenti per il rugby in Italia, possiamo diventare una buona squadra. La scelta di non contestare i break-down? Nelle prime due partite abbiamo fatto tantissimi placcaggi e non abbiamo ricavato niente; abbiamo cercato di cambiare qualcosa per provare a vincere la partita, non per fare numeri”. Anche la stampa inglese ha esaltato la tattica di O’Shea, difendendolo dalle parole al veleno di Eddie Jones, secondo l’opinione di diversi giornali inglesi, infatti, Conor avrebbe soltanto espresso legittimamente una scelta difensiva senza infrangere il regolamento. Sicuramente continueranno ancora le polemiche attorno a una simile vicenda, ma senza ombra di dubbio, dopo una partita del genere, le altre nazionali in futuro ci penseranno due volte a sottovalutare gli azzurri dell’ovale.

Mauro Pecchia

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