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Questo Sanremo buonista è un flop: l’immigrazione non fa ascolti

by Ilaria Paoletti
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Sanremo, 5 feb – Dopo tanta attesa e tante polemiche si è finalmente tenuta ieri la prima interminabile serata del sessantanovesimo festival della canzone italiana.
Inutile dire che, qualora qualcuno di voi nutrisse delle aspettative nei confronti del grande baraccone nazionalpopolare, sono state deluse: sia quelle su una competizione “classica” sia quelle di chi si aspettava una sorta di “impegno sociale”.

Non c’è brio e non c’è scandalo: il grande “fustigatore” di Matteo Salvini Nino D’Angelo si esibisce con una canzone assolutamente sacrificabile, ammicca ai giovani duettando con un cantante a metà tra Liberato e Marco Mengoni.
Nota dolente anche quella dei presentatori: Virginia Raffaele ha troppa ansia di fare battute e risulta inopportuna mentre Bisio è impacciato e Baglioni è, invece, impagliato.

Tra i cantanti “disimpegnati” annoveriamo Nek il quale asserisce che “si farà trovare pronto a certi strani mutamenti” ma sono quindici anni che è uguale a sé stesso. The Zen Circus: non ho capito, “anche meno” (parole). “Il Volo” si confermano tre ventenni di cinquant’anni e ovviamente con la loro esibizione casca giù l’Ariston – visto il target demografico non chiediamoci perchè. Anche se Loredana Berté sembra un Barbapapà è ancora un’interprete una spanna sopra gli altri, nonostante l’età: almeno ha carisma.

E adesso veniamo alle dolenti “note”: quelle dei “ribelli” che avevano promesso di dilettarci coi loro messaggi fuori dal coro e che tanto hanno fatto per la campagna mediatica iniziata da Claudio Baglioni. I Negrita  volevano andarci “giù duro” con “I ragazzi stanno bene” : “Per far pace con il mondo dei confini e passaporti / Dei fantasmi sulle barche e di barche senza un porto / Come vuole un comandante a cui conviene il gioco sporco …”.
Il “comandante” in questione è prevedibilmente Salvini, come confermato dal leader del gruppo. Però il pezzo non va, appunto, in porto.

Il cantautore Motta ci aveva avvertito che si sarebbe assunto “la responsabilità” di quello che pensa sul palco dell’Ariston. Risultato? Si chiede per tre minuti “dov’è l’Italia”, fa un accenno etereo a una spiaggia (e dunque ai migranti e ai loro barconi) ma, anche lui, non graffia e non accende.  Daniele Silvestri si cimenta in una performance sul solco di quella del collega napoletano D’Angelo: porta sul palco una giacchetta di pelle da “supergiovane” degli anni ottanta e il rapper Rancore. Il suo pezzo parla di un adolescente “ingabbiato” nella scuola e nel mondo dei social. Ma non si capisce a chi il cantautore romano voglia dare esattamente la colpa né con precisione quale sia il punto: ad ogni modo, incassa via tweet l'”‘endorsement” della Chiesa cattolica attraverso il Cardinal Ravasi e si gioca la patente di ribelle per gli anni a venire.
Se avete problemi di insonnia Sanremo 2019 è la cura che fa per voi.

Ilaria Paoletti

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2 comments

Gabriella 7 Febbraio 2019 - 1:03

A SANREMO SI APPROFITTA SPESSO DEGLI ASCOLTI PER FARE PROPAGANDE DI PARTE…..MA LA GENTE HA COMINCIATO A CAPIRE… GRAZIE

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Gianni gió 7 Febbraio 2019 - 4:40

Non fa ascolti? Strano… Su tadio(Sion) deejay dicevano giusto ieri sera… “eh bisogna gestire un numero di ascolti non indifferente… Voglio dire, ogni serata di Sanremo fa numeri pazzeschi!” tra LORO si sostengono e si capiscono. Verità distorte…

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