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Roma, 30 ago – In questa Italia ostaggio della dittatura politicamente corretta non sempre hanno la meglio i buonisti, a volte vincono anche i cosiddetti “cattivi”. La capotreno di Trenord che qualche settimana fa era stata sospesa dal lavoro per essersi sfogata all’interfono in modo un po’ troppo colorito contro zingari e molestatori è infatti tornata al lavoro. Gli accertamenti sono ancora in corso ma difficilmente la donna verrà licenziata. Si spera che questo porrà fine alle polemiche scoppiate in seguito alle sue frasi udite dai pendolari del Milano-Cremona-Mantova, “I passeggeri sono pregati di non dare monete ai molestatori. E agli zingari: scendete alla prossima fermata perché avete rotto il c…”.
La donna era stata denunciata dal ricercatore del San Raffaele ed ex blogger de l’Unità, Raffaele Ariano, che si trovava a bordo del treno. Da qui è nata l’indagine di Trenord per verificare le responsabilità della capotreno, la quale si era vista giocoforza costretta a riconoscere l’”errore”. La delazione di Ariano (il quale, come da tradizione progressista, si è mostrato molto più attento alla forma poco ortodossa dell’annuncio piuttosto che ai reali problemi degli utenti di Trenord) ha avuto un’enorme rilevanza mediatica sulla quale l’opinione comune si è spaccata in due, ed è costata al ricercatore le minacce e gli insulti del popolo di Facebook, a tal punto da indurre la madre a giocarsi la “carta della vittima” tanto cara ai progressisti e scrivere nientemeno che al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, parlando di “aggressione mediatica” subìta dal figlio e puntando il dito contro la Lega.
Molte le espressioni di solidarietà alla donna (molto caute, a dire il vero) da parte delle associazioni di pendolari, le prime vittime delle molestie e ruberie di zingari e clandestini vari circolanti sui convogli di Trenord: «La capotreno ha sbagliato anche perché ricopre un ruolo pubblico, ma sarebbe eccessivo licenziarla», dice Matteo Casoni, portavoce di InOrario, il comitato dei pendolari cremonesi. Sulla capotreno anti-rom ha voluto prendere posizione anche la mantovana Associazione Utenti Trasporto Pubblico (Utp): «Anche se non a tutti i viaggiatori le sue parole sono piaciute, non va allontanata e il provvedimento disciplinare nei suoi confronti va stabilito in un confronto aperto tra azienda e sindacati. Nella speranza che in futuro ci si comporti con maggiore cautela».
Cristina Gauri



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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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