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Roma, 26 nov – È stato già ribattezzato il “sigillo del guerriero”: gli archeologi Jack Davis e Sharon Stocker sono i protagonisti d’una scoperta sensazionale che può riscrivere per davvero l’intera storia dell’arte, se non addirittura la Storia stessa. Nel 2015 furono effettuati dei lavori, presso l’Università di Cincinnati, su dei reperti della tomba del Guerriero del Grifone a Pylos, in Grecia, che hanno permesso di recuperare una grande quantità di monili, pietre di ametista, collane e gioielli risalenti a più di 3.500 anni fa. Tra questi anche una pietra di forma ovale grande 4 centimetri circa e ricoperta da strati di terra, messa quindi da parte in attesa di essere successivamente esaminata.

Ispezionato nuovamente il reperto e una volta ripulito, è apparso chiaro che fosse un’opera d’arte in miniatura raffigurante scene riconducibili ai poemi omerici. Un oggetto ornamentale da polso con incise delle raffigurazioni già viste in alcune battaglie dell’Iliade e dell’Odissea dove spicca soprattutto la presenza di tre guerrieri.

I ricercatori sono rimasti sorpresi dalla qualità e dalla precisione delle incisioni scolpite nell’agata, difficilmente visibili ad occhio nudo. Solo grazie ad una lente di ingrandimento si notano i dettagli nascosti, come la raffigurazione del sigillo su un polso di uno dei guerrieri. Micro incisioni dunque che aprono nuovi interrogativi e misteri sulla tecnica di produzione del manufatto, dal momento in cui non sono mai state ritrovate lenti di ingrandimento sufficienti  per realizzare opere così accurate. I ricercatori si interrogano sull’identità dell’autore e sulla sua provenienza, anche se per il Professor Fritz Blakolmer, esperto d’arte egea all’Università di Vienna, l’incisore potrebbe avere copiato il disegno da qualche dipinto del palazzo di Cnosso a Creta, siccome a quel tempo i migliori artisti capaci d’una simile produzione risiedevano su quest’isola. Collegamento anche suggerito dallo stesso Guerriero del Grifone, il quale morì intorno al 1450 a.C., periodo di transizione dell’eredità minoica da Creta al Peloponneso. Gli oggetti con cui questi fu sepolto provengono dalla cultura minoica ma il luogo di sepoltura appartiene a quella micenea. Pertanto si potrebbe pensare che l’oggetto in questione sia stato esibito dal guerriero come simbolo distintivo del potere esercitato.

L’Università di Cincinnati è ancora cauta nell’attribuire la scena, senza alcuna riserva, ai poemi omerici: “Sarebbe davvero bello riuscire a dimostrare che l’eroe è Achille, ma non possiamo farci trasportare dalla fantasia o da facili entusiasmi”.  Bisogna infatti considerare che la distruzione di Troia avvenne nel 1200 a.C. e che i poemi furono messi per iscritto intorno al 700 a.C. riprendendo quella tradizione orale rimasta impressa per 500 anni. Probabile, quindi, che i tre combattenti incisi sul sigillo del guerriero siano parte di storie precedenti conosciute da Minoici e Micenei.

Anche se l’ipotesi strettamente omerica del reperto risulta improbabile, l’identità archetipicamente indoeuropea del manufatto la rende una testimonianza di assoluta importanza storica e artistica da includere senza ombra di dubbio in tutti i prossimi libri di testo.

Alberto Tosi

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