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Istanbul, 26 nov – Dalla scorsa settimana ad Ankara, in seguito ad una ordinanza della prefettura, sono vietati ogni tipo di evento pubblico legato al mondo Lgbt, per motivi di “ordine pubblico e pubblica decenza”: non solo quindi manifestazioni come il gay pride (comunque vietato da tre anni), ma qualunque evento pubblico come mostre, conferenze e dibattiti. Pertanto l’omosessualità non potrà più essere considerata un argomento politico o sociale, ma dovrà rimanere sempre relegata al piano privato, dal momento che in Turchia, a differenza degli altri paesi islamici solitamente, non esiste il reato di omosessualità.

Si tratta di una ordinanza in linea con la prassi politica che ha tenuto Erdogan, fin dagli inizi, ma soprattutto in seguito al misterioso golpe fallito dello scorso anno: lavorare per rinforzare l’identità turca come un corpo unico, nella convinzione che le fratture sociali e politiche possano indebolire una Turchia che da un lato sta attraversando una fase di protagonismo economico e politico, dall’altro gioca con avversari insidiosi su diversi tavoli, fuori e dentro i propri confini.

La Turchia è sempre stata una nazione con una peculiare caratteristica: quella di essere un Paese profondamente tradizionalista, islamico e legato ad un importante passato di cui avverte di essere erede, ma con una classe dirigente politica e militare tradizionalmente filo-occidentale. Per questo l’omosessualità non era considerata reato, benchè agli occhi della “Turchia profonda” che poi è quella alla quale intende parlare Erdogan, si sia sempre trattato di un vizio associato alle decadenti élite cittadine. Con Erdogan questo legame tra ceto politico turco e valori occidentali, che in realtà era spesso di pura subalternità è venuto sempre meno: spesso sopravvissuti per calcoli politici, ma non per sincera adesione ad un insieme di valori ai quali effettivamente, in questi anni, neppure l’Occidente sembra più credere.

L’egemonia occidentale esisteva perchè esisteva in passato una supremazia economica, politica e militare del mondo “libero”, non una intrinseca superiorità di alcuni valori rispetto ad altri: i valori progressisti stanno perdendo forza in tutto il mondo ed i politici europei farebbero bene a dimenticarsi di parlare con la Turchia di quindici anni fa che chiedeva col cappello in mano di poter entrare in Europa perchè Erdogan ha saputo trasformarla in qualcosa di completamente diverso.

Guido Taietti

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