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Bergamo, 13 ott – «Non siamo dentro alla seconda ondata». A dirlo è il dottor Marco Rizzi, primario dell’Unità operativa malattie infettive all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo. Qualcuno che la pandemia l’ha guardata bene in faccia: un medico che per mesi ha operato in trincea, nell’ospedale della città italiana più piagata dal virus. A prova del bollino di «negazionista», quindi, che qualche alfiere dell’«emergenza a tutti i costi» vorrebbe subito apporre su chiunque non aderisce alla narrazione apocalittica del contagio ritornata in auge negli ultimi giorni.

Due ricoverati in tutto

Rizzi snocciola qualche numero sulla situazione attuale nella città che è stata uno degli epicentri dell’epidemia lo scorso marzo. «Non ci troviamo nella quiete di agosto, durante questo settembre qualche nuovo caso si è verificato, a Bergamo abbiamo un paziente in terapia intensiva e un altro in sub intensiva, ma non c’è nulla di drammatico», assicura. «Bisogna considerare che si stanno facendo tantissimi tamponi rispetto al passato, quindi bisogna non tanto guardare il numero di positivi, ma la percentuale». Un aspetto che la comunicazione istituzionale sul contagio si guarda bene dal sottolineare.

Carica virale minore

«E bisogna prendere in considerazione la carica virale», che non è la stessa del drammatico trimestre febbraio-aprile. In questo momento, le persone ricoverate a Bergamo sono due, poi ci sono un paio di pazienti alla Casa degli Angeli di Mozzo, negativizzate e in fase di riabilitazione. Non vi è alcun ammalato di Covid in malattie infettive e in pneumologia. «Nel Milanese c’è più sofferenza anche perché hanno centralizzato i ricoveri per malattie infettive, ma le terapie intensive non mi risulta abbiano difficoltà», spiega.

La realtà è migliore delle previsioni

Pur ammettendo che il virus non è diventato innocuo e invitando alla prudenza, Rizzi rimane ottimista: «Davamo per scontato, lo sapevamo bene, che con l’autunno ci sarebbe stato un aumento di positivi e anche di ammalati. Per forza: ricominciano le scuole, si torna sui pullman, sui treni, si sta di più al chiuso, riprendono i rapporti di lavoro… però direi che le cose, rispetto alle previsioni, stanno andando per il meglio, cioè con numeri contenuti».

Alto fattore protettivo

E sulla discussa immunità di gregge, il medico spiega che «La popolazione è stata molto esposta al virus, il numero di quelli che hanno sviluppato un fattore protettivo è alto, in certi paesi supera il cinquanta per cento. Questo significa che il virus su una bella fetta di popolazione non ha più potere». Se a questo si aggiungono le misure di prevenzione del contagio come «mascherine, gel per le mani, distanze, niente assembramenti… allora diciamo che possiamo stare abbastanza tranquilli anche in vista dell’inverno».

Le racconandazioni sono le sempre le stesse: «Prestare attenzione, essere prudenti, ridurre le occasioni di contagio, evitare i rischi evitabili, non significa chiudersi in casa o non incontrare nessuno», dice Rizzi. «Ma in ogni caso, di una cosa sono sicuro: una tragedia come quella del marzo scorso non si ripeterà».

 

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