Roma, 20 lug – A 24 anni sei troppo giovane per morire. Così come, troppo giovane, lo sei per immaginarla, la tua morte. Invece Ivan Vedovato, giovane imprenditore veneto, si è tolto la vita nel capannone della sua azienda: la Novatek di via Bosco, a Morgano.
Ereditata l’attività di famiglia da pochi mesi (da gennaio era subentrato al padre Giulio), Ivan si era dovuto interfacciare con una situazione debitoria insanabile. Conti “in rosso” ed ogni tentativo di recupero, vano: e così, 24 ore prima dello sfratto, Ivan si suicida. Proprio nel capannone che doveva definitivamente sgomberare, con l’aiuto del fratello.
All’appuntamento di domenica, la terribile scoperta: oltre al corpo di Ivan, Andrea ha ritrovato un biglietto che motivava l’estremo, disperato gesto.
Mentre le reti nazionali alimentavano, compassionevolmente, la narrazione di Josepha e del soccorso a Pozzallo, un giovane imprenditore si toglieva la vita: nel silenzio generale. Ipocrisia (consueta) e crudeltà (inaudita): altro che “#restiamoumani”.
Chiara Soldani

1 commento

  1. bravissima Soldani.
    addirittura per quanto riguarda tal Josepha (richiedente asilo dal Camerun in quanto “il marito la picchiava”) è stato edita una vignetta con la didascalia:
    “chi ci salva a noi da quegli occhi ?”
    come se – a parte l’empatia naturalmente dovuta in quanto essere umano – dovessimo davvero farci carico dei mariti maneschi di tutto il mondo,e questo al netto del relativo racconto ONG che puzza di falso anche attraverso lo schermo del PC.
    una cosa è comunque è certa; io non so chi verrà salvato dagli occhi della Signora Josepha dal Camerun, ma temo che il nostro giovane e sfortunato connazionale purtroppo no…
    una preghiera per Ivan.

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