Roma, 4 set – È uno spettacolo da teatro dell’assurdo quello della sinistra politica e culturale che, in concomitanza con la gestazione del governo giallofucsia, comincia ad autoconvincersi che la democrazia diretta via Casaleggio non è poi così male, che le foto dello sbarco sulla Luna hanno davvero delle ombre strane e che la povertà magari non sarà stata proprio abolita ma in effetti è un po’ che non si fa vedere in giro. Fa ridere, ma è una risata di corto respiro e che, soprattutto, non deve dar luogo all’atteggiamento uguale e contrario di ex fan del governo gialloverde che improvvisamente si accorgono del curriculum scarno di Di Maio e dell’opacità dei meccanismi interni grillini. L’ironia sul Movimento 5 stelle può essere talora inevitabile, irresistibile, ma non è mai stata un atteggiamento politico, concreto, affermativo.

Un ribaltone vergognoso

Non a caso è stato per anni un tic tipico della sinistra snob, che proprio per questi comportamenti si è inimicata gran parte degli elettori (dei quali può del resto fare a meno, trovando ogni volta il modo di finire al governo senza il loro consenso). All’indomani delle elezioni del 4 marzo, quando ancora il governo gialloverde era solo un’eventualità onirica, avevamo posto proprio qui una domanda retorica: “E se cominciassimo a prendere sul serio il Movimento 5 stelle?”. È un’esortazione che dobbiamo ripetere anche oggi, soprattutto oggi, mentre Di Maio si allea con quello che un mese fa definiva “il partito di Bibbiano”. Un ribaltone che può ben essere definito vergognoso, ma con cui bisogna fare i conti, seriamente, così come con il crollo verticale dei consensi grillini tanto vagheggiato ma che, probabilmente, non ci sarà affatto.

Gridare al tradimento non serve


La trasformazione del Movimento da creatura liquida e idealista in partito di marpioni pronti a tutto può e deve essere sbertucciata, ma per quanto tempo? La trasformazione dei 5 stelle nella nuova Dc è ormai un fatto, o gli si prendono le misure, o ci si autoghettizza nel ruolo dei simpaticoni che fanno sarcasmo su una realtà che non riescono a cambiare. Tutto questo ci porta anche al tema della morte del paradigma sovranista, di cui abbiamo già parlato. Il M5s non rappresenta un oggetto estraneo al sovranismo, e non ne rappresenta neanche un “tradimento”, categoria che in politica non ha assolutamente alcun senso.

I limiti del sovranismo

I grillini, al contrario, ci mostrano una possibilità del sovranismo, un suo modo di darsi, uno dei suoi mille volti. Non l’unico, fortunatamente. Ma è vero che la parabola grillina evidenzia in modo cristallino i rischi e le ambiguità del sovranismo, a cominciare dall’impianto post ideologico, dall’uso della retorica incendiaria per mascherare contenuti spesso più che conformisti, dalla facilità con cui è possibile disinnescare la tanto decantata rabbia del “popolo contro le élite”. Fare i conti con tutto questo, e farceli seriamente, è quindi quanto mai urgente, così come è urgente il compito di elaborare velocemente il lutto per la morte prematura della categoria onnicomprensiva di sovranismo e ridefinire nuovi paradigmi. Perché il sovranismo è morto, noi ancora no.

Adriano Scianca

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3 Commenti

  1. Direi che un serio sovranismo non sia ancora nato, mentre i sedicenti sovranisti sono già destinati allo sterminio…..finché continueranno a marciare divisi e disarmati.
    Il px 12 ottobre, a Roma, potrebbe essere un buon inizio…..VOLENDOLO DAVVERO.

  2. questi non ci hanno mai visti incazzati,quindi credono di poter continuare
    a fare quel che gli pare
    senza rischi.
    ma sbagliano…tutti abbiamo un punto di rottura,
    e per quanto il popolo italiano sia mite….
    la sua pazienza non è senza limiti,
    dovrebbero tenerlo presente.
    personalmente,credo che siamo pericolosamente vicini a passarli,quei limiti…
    sento scricchilii rabbiosi un pò dappertutto.

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