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Firenze, 19 giu – I funerali di Franco Zeffirelli sono stati la rappresentazione plastica di come l’egemonia della sinistra nella cultura e nello spettacolo sia ancora forte. E arrogante. Anche di fronte alla morte di un gigante dell’Estetica italiana, finissimo interprete di Shakespeare e dell’opera lirica. Sì, perché alle esequie del grande regista fiorentino era quasi completamente assente il mondo dello spettacolo e della cultura. Unica eccezione, le gemelle Kessler, amiche personali. C’era Firenze, certo: un migliaio di persone per un saluto molto sentito, alla messa funebre in Santa Maria del Fiore. Ha celebrato la messa l’arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori, dopo che la salma era rimasta esposta nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, il riconoscimento più prestigioso per un fiorentino. La sepoltura del regista, morto sabato scorso a 96 anni, è nella tomba di famiglia nel cimitero monumentale delle Porte Sante, a San Miniato al Monte. Uno dei capolavori assoluti della bellezza fiorentina.

Presenti le istituzioni (ma non tutte)

Nel parterre istituzionale, presenti alla cerimonia, tra gli altri, il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, il sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi, il sindaco Dario Nardella, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, il presidente onorario della Fondazione Zeffirelli, Gianni Letta. Per la Fiorentina, di cui il Maestro fiorentino era un tifoso appassionato, sono venuti Joe Barone e Giancarlo Antognoni. Assente Silvio Berlusconi, così come il premier Giuseppe Conte.

Ma le assenze più pesanti sono appunto quelle del mondo della cultura e dello spettacolo: un vero e proprio oltraggio alla memoria. Perché, come ha ricordato Vittorio Sgarbi, suo amico e compagno di partito (all’epoca, Forza Italia), Zeffirelli “è stato uno straordinario artista, un bastian contrario”, non allineato a sinistra. E proprio il non essere stato un “compagno”, bensì – addirittura – un anticomunista, gli è costato l’ostracismo di quel mondo, dai colleghi ai critici fino agli intellettuali radical chic (nonostante fosse stato il “pupillo” di Luchino Visconti).

“Mi odiavano perché ero l’unico anticomunista”

Perché ero il solo a essere anticomunista. Mi odiavano – diceva Zeffirelli – perché non mi accodavo. Addirittura perché credo in Dio. Ma l’odio dei comunisti mi ha solo spinto a fare di più e meglio. Anche se l’ho pagato caro. Non solo con pregiudizi e ostracismi di tutti i tipi – non a caso ho svolto la mia carriera soprattutto all’estero. Contro di me prepararono perfino un attentato. Erano gli anni ’70. Doveva sembrare un incidente automobilistico. La scampai solo perché un amico mi avvertì in tempo”.

Ecco, dopo la pioggia di attestazioni di stima (d’obbligo) che si sono susseguite alla notizia della morte, poi, al funerale, nessuna stella o presunta tale del nostro star system paesano si è palesata. E a dire che Zeffirelli – che, lo ricordiamo, ha firmato capolavori sia nel cinema, due titoli su tutti Romeo e Giulietta e Gesù di Nazareth, che negli allestimenti della Scala – lamentava proprio il fatto che i maggiori riconoscimenti arrivassero più dall’estero che in patria. Forse perché all’estero apprezzavano la sua arte in quanto tale, senza pregiudizi.

Ludovica Colli

14 Commenti

  1. … però i sinistri sono molto preoccupati per il giallista camilletta…graaande ” artista”…i comunisti sono una razza infausta..

  2. C’era bisogno di fare un articolo simile per i funerali di Zeffirelli?Perché non fate uno sforzo di serietà umana e giornalistica ed abbandonate questo tono sempre provocatorio,divisivo,generatore di odio sociale e non provate a fare un giornalismo più civile,che tenga conto delle sensibilità di ognuno e possa realmente essere utile alla condivisione di valori che possano essere sentiti comuni e rendere la comunità sociale più compatta e solidale.Pensate che il giornalismo in questo paese sia sempre stato quello gridato di Feltri o Belpietro?Vi assicuro che c’e stato di molto meglio,anche e soprattutto a destra ed è quello che ha reso migliore e più unito il nostro paese.Ma quale sinistra oltraggia Zeffirelli! Basta invece con questo modo,questo si oltraggioso,di fare “giornalismo”.Cerchiamo di perseguire modelli di civiltà.

    • Senza scomodare le personalità artistiche di un certo livello, vorrei ricordare che in questo paese, non è stato conferito adeguato commiato ad un gigante della comicità come Paolo Villaggio, che ha fatto ridere di gusto milioni d’italiani, indipendentemente dalla propria appartenenza politica. Tutto ciò, a causa dell’egemonia politica ed informativa della sinistra, che all’epoca era rappresentata dal governo Renzi, in quanto, Villaggio, in età avanzata, aveva avuto il coraggio e l’onestà intellettuale, di esplicitare il proprio pensiero verso la comunità nera. Ritengo inutile venire ad additare l’articolo di una testata ragliando di giornalismo divisivo, e di modelli di civiltà che la sua parte politica persegue solo a parole intrise d’ipocrisia. Ci sono molteplici siti online dove le persone possono trovare altri asserviti al pensiero unico, come lei, che saranno ben lieti di condividere le sue illegittime rimostranze. Mai, mi sono permesso di commentare gli innumerevoli articoli idioti, che vengono pubblicati dal 90% delle testate giornalistiche di matrice sinistroide che ammorbano questo paese, cerchi di fare lo stesso, così eviterà di seminare discordia inutilmente; se non si condivide il pensiero altrui, è da stolti confutarlo solo per cercare lo scontro verbale.

  3. Topkaki invece e propio cosi chi non si allinea alla mafia comunista nella cultura e tagliato fuori.l odio viene sempre da sinistra ed e vergognoso l articolo di m.serra su repubblica..come non ricordare il nobel a dario fo per un librettino scopiazzato..regalo dei comunisti

  4. pensare che ai suoi inizi cinematografici, subito dopo il ’68, fu anche frainteso e ci furono articoli piuttosto severi da parte es. del Tempo! Questo per via di qualche scena ehm… osè (per quell’epoca) in Romeo e Giulietta. Infatti, non che ne rifuggisse da qualche “audacia”, era tutt’altro che puritano. Ma evidentemente alle sinistre non bastava. Probabilmente quello che volevano era l’engagement pseudosociale non tanto l’erotismo

  5. l’odio della sinistra radical chic è tale che a Zeffirelli, che peraltro detestava l’ideologia gay, non è valso nulla neppure essere omosessuale circostanza che per altri equivarrebbe a una santificazione automatica. il mancato omaggio intende essere una scomunica postuma da parte degli intellettualoidi ma forse di essi Zeffirelli ne farebbe volentieri a meno. per chi assiste a questo spettacolo invece resta la constatazione di come certa ‘cultura’ o presunta tale rimanga occupata militarmente dalla sinistra

  6. Non credo si tratti di mancanza di rispetto nei confronti del maestro, il fatto è che è morto in un periodo sbagliato, la metà dei parlamentari che hanno disertato l’ aula per andare in vacanza ne è un chiaro esempio.

  7. Povera gente ignorante, senza cultura, senza pietà. Ciao grande maestro, tanto tu ora sei con il Maestro