Roma, 28 lug – Il New York Times che non ti aspetti è quello che quasi esulta per la fine del governo Draghi in Italia, come riporta anche l’Agi.

Per il New Tork Times la fine di Draghi è “un trionfo per la democrazia”

Così cita la “parte forte” del pezzo del giornalista Christopher Caldwell, la cui opinione è abbastanza chiara: “La fine del governo Draghi è il trionfo della democrazia, non una minaccia”. E non solo: Caldwelll apre i dubbi sulla democrazia del concetto di “governo tecnico”, considerato l’uso sconsiderato che se ne fa nel nostro Paese. Così prosegue l’articolo: “In una delle sue newsletter JPMorgan ha descritto le manovre parlamentari che hanno portato alle dimissioni di Draghi un ‘colpo di stato populista’”, aggiungendo però che Draghi “era stato insediato per sbloccare una situazione di impasse a inizio 2021. Per quanto Draghi sia stato rispettabile e capace, le sue dimissioni rappresentano un trionfo della democrazia, almeno per come la parola democrazia è tradizionalmente intesa”. Nello stesso giornale, le opinioni sono spesso state di avviso diverso. David Broder pochi giorni prima aveva pubblicato un articolo dal titolo “Il futuro è l’Italia. Ed è tetro”, imperniato del solito inutile terrore dell’immaginario pericolo di fascismo e generando l’indignazione di Giorgia Meloni.

Il sermone allarmato del Financial Times

Se il New York Times, in via eccezionale e sorprendente, quasi esalta la caduta di Draghi, il Financial Times è sui “soliti” binari, come riportato anche da Agenzia Nova. Si fa leva, sul giornale britannico, sulle consuete “incertezze dei mercati”, facendo riferimento anche a Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, che allo stesso giornale ha dichiarato: “L’autorità e la credibilità internazionale di Draghi sono state l’unica risposta possibile per il Paese”. Ennesima solfa incensante. E poi via di discorsi sulle “riforme”, sulla giustizia e sull’istruzione. Santo Draghi continua a ricorrere ovunque. E chissà se il signor Christopher Caldwell del New York Times potrà subire qualche rogna per avere, una volta tanto, dato una lettura differente.

Alberto Celletti

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1 commento

  1. La vendetta è un piatto che viene servito freddo. Che Draghi anche tra gli amici degli amici, a livello internazionale, non fosse da tutti gradito è risaputo.
    Senza contare che hanno preso forte forte il vizio di usarti, incensarti, darti credito, cittadinanza (interessante tra l’ altro la notizia che Israele ha dato la cittadinanza accelerata ai genitori di Zelensky), per poi, al momento più opportuno, succhiarti tutto sputando il nocciolino… reduce di “bagatelle finanziarie” più che di vere e proprie guerre.

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