Roma, 22 ott – Ministeri per la “sovranità alimentare”, la “natalità” e il “mare e Sud”. In parte, nuovi termini per definire dicasteri già esistenti. In parte nuove istituzioni. Il governo Meloni nasce mettendo in risalto aspetti che potrebbero già farne valutare l’operato in breve tempo. Questo a prescindere dai soliti strepiti di sinistra che dimostrano ancora una volta quanto l’anti-italianismo irrecuperabile sia sempre dalla stessa parte.

“Sovranità alimentare”, “natalità”, “mare e Sud”

C’è da riflettere eccome, senza aspettarsi per forza la luna ma – banalmente – considerando ciò di cui si parla. E il tema della “sovranità alimentare” è forse quello più sostanzioso, insieme alla natalità. Una considerazione che avevo già espresso dopo aver ascoltato, subito dopo le elezioni, il discorso di Giorgia Meloni al raduno Coldiretti di alcune settimane fa, unitamente alla critica alla “globalizzazione senza regole”. Non si tratta di una sottlineatura di poco conto, perché se è praticamente scontata la permanenza in un sistema ultraliberista e globalista, sarebbe già tanto in un contesto tanto ingabbiato cominciare a promuovere delle inversioni di tendenza fondamentali, per ripristinare l’importanza assoluta dei mercati e delle domande interne, in luogo di una promozione dell’export davvero esagerata negli ultimi decenni ma che non ha condotto praticamente nessun Paese a fare sì che esso costituisca anche solo la metà del proprio Pil. Questo perché la crescita, in gran parte, avviene sempre in base al mercato interno, senza nulla togliere al valore delle esportazioni che comunque costituiscono una nutrita minoranza.

La globalizzazione ci ha ammazzato esattamente per questo: per l’ossessione dell’estensione dei mercati a tutti i costi, distruggendo la forza lavoro interna (e quindi i redditi) a suon di delocalizzazioni, svilendo sempre più il mercato nazionale, i consumi e, in definitiva, l’occupazione. Ecco perché la “sovranità alimentare” non è semplicemente una variabile qualsiasi, ma un concetto enorme, che se davvero venisse perseguita riporterebbe l’Italia ad essere padrona del suo destino in un settore in cui, prima degli ultimi disgraziati trent’anni, dominava a livello mondiale, con tutti i benefici che ne conseguono anzitutto per i lavoratori. Stesso valga per la natalità, anche se le ragioni del nostro crollo demografico non sono esclusivamente economiche, diversamente dovremmo vedere un Occidente incredibilmente prolifico mentre avviene esattamente il contrario: in tal senso istituire un ministero allo scopo è culturalmente rilevante. Sul mare e sul Sud la questione è più complicata e non la affronteremo in questa sede: ma anche lì, l’idea di spostare un minimo il baricentro economico del Paese sul Mediterraneo ha un suo perché.

Il governo si pone sotto la lente d’ingrandimento

È indubbio che la trasposizione semantica di alcuni significati nella denominazione dei dicasteri, così come la messa in primo piano di concetti tanto rilevanti, ponga il nuovo esecutivo sotto la lente di ingrandimento. Se non dell’elettore medio, che spesso può “distrarsi” per così dire, quanto meno degli osservatori critici, specialmente di area più controculturale, tradizionalista e magari perfino dissidente. Sovranità alimentare, natalità e mare dunque andranno inseguiti come un cane da caccia fa con la propria preda: e l’esecutivo stanato o elogiato a seconda di quanto sarà capace o meno di tradurre in fatti ciò che ha posto per ora solo sulla carta.

Stelio Fergola

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