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Specchia (Gazzetta): “Dividere le curve è assurdo. E pericoloso”

by Lorenzo Cafarchio
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giorgio specchiaMilano, 17 dic – Calcio, mondo ultras, pallacanestro, atletica e boxe e ovviamente calcio: ne parliamo con Giorgio Specchia, penna della Gazzetta dello Sport ed autore de “Il Teppista” (Stefano Olivari Editore).

Il pallone nel nostro paese è sempre più bucato, dagli spalti al campo…

È triste la situazione degli stadi, sempre più vuoti per colpa, sostanzialmente, di due fattori. Il primo è lo scarso livello tecnico, il secondo è il livello politico, leggasi tessera del tifoso. La burocrazia fa scappare la gente dagli stadi e francamente non capisco a cosa possa portare tutto questo accanimento chirurgico.

La volontà è quella di riportare le famiglie negli stadi e bloccare, definitivamente, il fenomeno ultras…

Ci sono lacci burocratici assurdi, i biglietti nominali non servono a nulla. Se si vogliono identificare i facinorosi ci sono strumenti come le telecamere. Le coscienze non si smuovono perché non si ha il coraggio di eliminare la tdt, intanto i prezzi dei biglietti restano alle stelle e con la crisi economica popolare lo stadio di famiglie è un’utopia.

Come vede, in questo senso, l’operato del Prefetto di Roma Franco Gabrielli?

Non lo giudico perché non lo conosco, ma mettere le barriere nelle curve è assurdo. Da nessuna parte ho letto che nel momento storico in cui stiamo vivendo, in termini di terrorismo, la presenze di separé nella nord e nella sud dell’Olimpico, in caso di evacuazioni, può portare ad una strage. L’Europa si sta muovendo nella direzione opposta cioè nell’eliminazione delle barriere negli impianti. Lo stadio capitolino può diventare una trappola mortale.

Il calcio giocato invece?

Avete presente l’Avellino di una volta? Ecco squadre così non esistono più. In serie A ci sono 4-5 compagini e poi il vuoto, come in Spagna fino a qualche stagione fa. Il resto è nullo e pensare che squadre come Empoli e Sassuolo siano a ridosso delle big fa specie.

Possiamo parlare di un livellamento verso il basso?

Indubbiamente, una volta l’ultima in classifica poteva fermare la Juventus di Platini, ora il Carpi con la Vecchia Signora va al massacro.

Una ricetta?

Si gioca troppo, bisogna ridurre gli impegni. Rimpiango la vecchia A con 16 squadre.

Le faccio un assist, passiamo alla palla a spicchi…

Il quadro dell’A1 la fanno le prestazioni di Milano e Sassari in Eurolega. Il campionato tricolore è un campionato di basso livello, i fasti degli anni ’70, ’80 e anche ’90 sono lontani anni luce. È un problema sopratutto d’identità, i roster durante la stagione hanno le porte girevoli e cambiano in continuazione, di conseguenza il pubblico non si fidelizza con i giocatori e così non segue più il basket.

Come vede la figura di Armani prestato al canestro?

Bravissimo, porta persone a vedere le gare e sa regalare sogni alla gente.

Sogno che potrebbe fare rima con Bryant sotto la Madonnina?

Quella di Kobe che approda nella città meneghina è una boutade, una pura e semplice provocazione. Diciamo che c’è 1% di possibilità che l’eventualità si verifichi, ma se c’è un posto dove Bryant può andare è Milano, anche se il suo fisico ormai è logoro.

Capitolo Gentile: è da NBA?

Quest’ottobre sono andato a vedere l’Armani contro Boston e vi cito le parole di Chuck Jura [sul campione statunitense Specchia ha scritto il libro “L’altra Milano”, ndr] mio grande amico: ‘Potrebbe andare negli States, ma deve crescere e non pensare di essere il numero uno’. Per il nostro campionato è di primissimo piano, ma al di la dell’oceano può stare nel gruppone.

Lei era un eccellente mezzofondista, come vede lo scandalo doping scoppiato in questi giorni nelle piste d’Italia?

I 26 atleti indagati non hanno mai avuto a che fare con sostanze dopanti, ed è una vergogna come sia fuoriuscita questa notizia. Giovanni Malagò – presidente del CONI – il giorno dopo ha dovuto cercare di metterci una pezza. La situazione è stata gestita male, si è sollevato un polverone per nulla intorno ai whereabouts, sostanzialmente l’indicazione della posizione geografica di un’atleta, quando al massimo ci sono stati ritardi di comunicazione di un paio di giorni, da parte degli agonisti, per problemi coi fax del CONI.

Si sono fatti tanti nomi tra i quali quello di Gibilisco…

Gibilisco, che ricordo è stato assolto da TAS per i fatti inerenti a Oil for Drugs sui suoi presunti collegamenti con il medico pescarese Carlo Santuccione, quando abitava a Formia in un anno è stato sottoposto a 57 controlli. Lo scorso ferragosto si trovava a casa in Sicilia ed è stato raggiunto da funzionari che dovevano controllarlo, per giunta alle 6 del mattino. Peccato che Gibilisco è da un anno che si è ritirato dalle attività e che è fuori dalle Fiamme Gialle. Chi li paga questi controlli? Chi non ha fatto le dovuto verifiche?.

Solo malagestione?

Ripeto, sono le parole usate da Malagò. Gli atleti nel nostro paese ci mettono tanta passione, si fanno il culo e sono quasi a costo zero. Greco lo ha detto, in questo caso bastava mandare un’ammonizione, in caso si fossero riscontrati problemi, invece di far scoppiare un bognone, a distanza di anni, per un caso del genere.

L’ultimo volo pindarico ci porta alle 16 corde. Come siamo messi?

La boxe è un ambiente fatto da gente volenterosa, piena di voglia di fare. Luca Giacon è diventato numero 1 WBC e insieme a lui abbiamo combattenti validi come Michele Di Rocco e Emiliano Marsili. Pochi, ma buoni come si suol dire.

Moscatiello ha combattuto recentemente in Inghilterra, come ha visto la querelle inglese?

Antonio Moscatiello si è battuto all’O2 davanti a 20mila persone, una situazione irreale per l’Italia. Pensiamo al fatto che in Gran Bretagna, ad oggi, ci sono 28 professionisti che lottano nei pesi massimi, a fronte di uno o due tricolori. Il pugilato è riscatto e metodo d’integrazione, ci sono un sacco di ragazzi che vivono ai margini della società e che tramite la boxe possono inserirsi nella vita di tutti i giorni, con regole e disciplina ferrea.

Cosa servirebbe per tornare ai fasti di 30-40 anni fa?

Servirebbe il ritorno di una corona importante al di qua delle Alpi. La famiglia Cerchi, a Milano, sta lavorando in maniera maniacale aiutando anche i giovani nel sociale. In Italia non abbiamo, per esempio, una Tv dedicata al pugilato e questo penalizza la nobile arte.

 

Lorenzo Cafarchio

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