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sprechi spesa pubblicaRoma, 20 mar – In un suo recente articolo, il noto economista “progressista” (ovvero eurofanatico) Gustavo Piga pone una questione – quella degli “sprechi” – che in effetti merita di essere analizzata più attentamente, perché tocca al cuore l’autorazzismo italico ed i luoghi comuni ai quali siamo abituati.



Il buon Piga, partendo oltretutto da premesse anche accettabili, invoca “massicci tagli negli sprechi (quelli veri) per finanziare un altrettanto massiccio piano di investimenti pubblici”. Intanto lascia intendere che i problemi dell’economia italiana potrebbero essere risolti con un intervento di riallocazione delle risorse,ovvero mantenendo la spesa totale invariata, ma distribuendola diversamente. Peggio ancora, alimenta la bufala anti-keynesiana che gli “sprechi” siano sempre, di per sé, una negatività economica. Chi scrive si rende perfettamente conto che il concetto appare quasi come una bestemmia in un paese vittima di un moralismo asfissiante di marca anglosassone, ma questo solo perché mancano le basi almeno elementari della macroeconomia, che ovviamente non vengono insegnate a scuola, mentre ci si affanna con la teoria gender o lo studio dell’islam.

Può piacere o meno, ma anche lo “spreco” costituisce domanda aggregata, ovvero potere d’acquisto che qualcuno spende in acquisto di beni e servizi con effetti positivi sull’occupazione e sulla produzione. Quanto sopra ovviamente non implica che la qualità e l’efficienza della spesa non abbiano importanza, che si possa lanciare i soldi dalle finestre e vada sempre bene. Semplicemente, dire che l’azione debba consistere in investimenti pubblici a fronte di tagli di spesa, significa dare per scontato che la riallocazione produrrà notevoli vantaggi, essendo la spesa pubblica italiana disastrosamente inefficiente.

Ma è poi così vero? Su circa 800 miliardi di spesa pubblica, quasi 300 sono trasferimenti (principalmente pensioni e interessi sul debito pubblico), che non costituiscono direttamente una componente del Pil (altro fatto che si tende a dimenticare). Gli altri 500 invece sono computati nel Pil, e non sembrano in fondo essere spesi in modo così tragicamente perverso come vogliono farci credere i vari Piga, Travaglio, Grillo, ecc…

Per dire: oltre 100 miliardi servono per sostenere il Sistema Sanitario Nazionale, che secondo l’Oms è al quinto posto per efficienza su scala planetaria. Oltre 50 miliardi servono per l’istruzione e, in base ai test Invalsi, la qualità degli studenti italiani provenienti da scuole pubbliche è in linea con le medie Ocse a fronte di una minore incidenza della spesa rispetto al Pil. Quindi in realtà, la spesa è più efficiente, perché permette di ottenere lo stesso risultato con impieghi minori di risorse monetarie.

Il costo della pubblica amministrazione è anche quello in linea con la media Ocse, ed in realtà occupiamo meno dipendenti pubblici per esempio della Francia o del Regno Unito. Chissà perché però Piga non cita mai i veri sprechi, ovvero i soldi che buttiamo nell’Ue sia come contribuenti netti (ogni anno paghiamo molto più di quello che ci ritorna), sia nei vari fondi salvastati – ovvero salvabanche.

In realtà, il motivo per cui non si vuol porre la questione in termini fattivi e la si butta sempre in caciara con l’odioso luogo comune, è il solito: dalla crisi non si può uscire se non con un adeguato programma di investimenti pubblici in disavanzo, finanziato dalla Banca Centrale, in regime di flessibilità valutaria. Entriamo nello specifico dei tre termini usati:

  • Per riassorbire la disoccupazione bisogna pompare domanda nell’economia reale ed indurre così le imprese ad assumere, e questo può essere fatto solo se lo Stato spende più di quello che tassa.
  • In una situazione di alto debito, altissima disoccupazione e deflazione galoppante, questo disavanzo non può e non deve essere coperto dall’emissione di obbligazioni, indi da un nuovo indebitamento, bensì si può e si deve semplicemente “stampare moneta”.
  • Se però questi interventi fiscali espansivi sul reddito nazionale vengono fatti con un cambio sopravvalutato (come l’euro), l’effetto sarà solo quello di far esplodere nuovamente l’indebitamento estero, o in altri termini di aumentare le importazioni nette, o se preferite di far crescere…le economie altrui.

È questo il punto: la retorica degli sprechi, come in generale la retorica autorazzista in particolare di sinistra, serve solo per mantenere in piedi questo orrido baraccone, l’Ue in generale e l’euro in particolare.

Oramai dovrebbe essere chiaro a tutti: chiunque identifichi priorità politiche diverse, di qualsivoglia tipo, rispetto alla riconquista della sovranità nazionale è un nemico anche se si presenta come un amico. Anche se a parole si preoccupa dei “poveri” e degli “ultimi”. Anche se punta il dito contro i vizi e la corruzione. Anzi, soprattutto in questo caso. Calvino e Lutero, in fondo, hanno iniziato proprio denunziando i vizi del papato, e sono finiti a lacerare in modo indelebile l’unità spirituale d’Europa, scatenando la guerra più sanguinosa che ci fosse mai stata fino a quel periodo.

Matteo Rovatti

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2 Commenti

  1. Però non è anche vero che siamo uno dei Paesi europei con più enti territoriali? Oppure che abbiamo una dispersione tale di uffici da far pensare che altro non sia che un modo per “creare posti di lavoro”? Si dà che molti di tali pseudo posti di lavoro siano stati creati (già al tempo del conflitto DC contro PCI) per fidelizzarsi dei votanti; pertanto è innegabile che, accentrando e chiudendo uffici, ruoli dirigenziali e pertinenze d’ufficio, dovrebbero essere licenziati (purtroppo, ma l’esito è questo) centinaia di migliaia di lavoratori statali.

    Sul numero degli insegnanti, sono pienamente d’accordo con l’articolista ma vorrei aggiungere una cosa che non è da poco: in Italia si ingegnano più materie umanistiche che altrove, quindi abbiamo bisogno di più insegnanti. Di filosofia, arte e così tanta storia e letteratura in altri Paesi non c’è neanche l’ombra.

    Bisognerebbe inoltre mettere nel calderone anche il comportamento dei pubblici ufficiali, ovvero di tutti coloro che all’interno delle istituzioni statali o che svolgono pubblico servizio a nome dello Stato, che spesso, dal più grande al più piccolo, sono semplicemente indisciplinati. E lo sono perché la nostra società è molto poco verticistica: il Presidente del Consiglio potrebbe essere anche l’uomo più capace ed inventivo del mondo, ma se intere parti dell’apparato statale non ubbidiscono, danno metà delle informazioni, fanno sciopero appena le si cerca di responsabilizzare un po’, mettono i bastoni fra le ruote, non risolverà mai niente e dovrà sempre “accordare le parti” in ogni miseranda richiesta. Certo, non c’è da fidarsi oggi neppure dei Presidenti del Consiglio che ti rendono un esodato dall’oggi al domani. Però il Presidente del Consiglio in Italia non può licenziare manco i ministri (consiglia loro di dimettersi) e non è al capo delle FF.AA. (lo è il Presidente della Repubblica, infatti s’è visto che ha fatto Napolitano in Libia per conto degli altri, mentre Berlusconi non POTEVA muoversi).

  2. Questo è un’articolo esemplare, anzi paradigmatico.
    La destra in generale ma più verosimilmente quella sociale e di sostanza sono nella strada (autostrada) giusta!
    Sarà inevitabile il tonfo dell’Euro distruttore e chi ha le iddee chiare da prima potrà “fare scuola” di ciò, istruendo le nuove generazioni.
    Ottimo Matteo, ottimo.
    Massimiliano

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