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Steven GerrardRoma, 19 mag – Una storia d’amore iniziata nel 1989. Steven Gerrard aveva 9 anni e la sua squadra del cuore, il Liverpool FC, lo acquista dal Whiston Junior, piccola squadra locale del Merseyside. Nello stesso anno, il 15 aprile, suo cugino John Paul muore durante la semifinale di FA Cup tra Nottingham Forest e Liverpool giocata a Sheffield. Morirono 96 persone tra cui il cugino di 10 anni di Steven Gerrard, per il quale fu un durissimo colpo. “E’ stata dura quando ho saputo che uno dei miei cugini aveva perso la vita, vedere la reazione della sua famiglia mi ha spinto a diventare il giocatore che sono oggi”. Così ad anni di distanza il capitano del Liverpool commentò la tragedia.

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Nel Liverpool fa tutta la trafila delle giovanili e il 29 novembre 1998 all’89° minuto sostituisce Heggem nella partita contro il Blackburn. La prima di 708 partite giocate in 17 stagioni durante le quali ha vinto 10 trofei e segnato 204 gol. Questi i numeri del capitano dei Reds.

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Centrocampista centrale completo. Corsa, fisico, colpo di testa, inserimento, ottima tecnica e senso tattico che lo hanno reso uno dei più forti centrocampisti di sempre. Negli anni è cresciuto anche in fase di impostazione, sfruttando la sua capacità di fare precisi lanci di 40 metri. Lanci che hanno fatto la fortuna del Liverpool. Se li ricordano Michael Owen e Milan Baros quando il Liverpool in un solo anno vinse Fa Cup, Coppa di Lega, Coppa Uefa e poi Supercoppa Europea. All’epoca la fascia è ancora sul braccio del finlandese Sami Hyppia. Ma due anni dopo, nel 2003 passa sul braccio di Steven Gerrard che la lascerà quest’anno a 12 anni di distanza. Il 16 maggio è stata l’ultima partita di Gerrard ad Anfield Road, lo stadio che per lui è stata e sarà una seconda casa. Lo stadio che decine di volte ha visto realizzarsi il sogno che il numero 8 dei Reds aveva da bambino: correre e scivolare sotto la Kop dopo un gol.

E di gol importanti Gerrard ne ha segnati parecchi. Anche lontano da casa. Stagione 2004/2005. Il capitano del Liverpool trascina la sua squadra in Champions League segnando nel finale il gol contro l’Olympiakos che vale gli ottavi di finale. La squadra allenata da Benitez arriva poi in finale ad Istanbul contro il Milan. Il primo tempo è disastroso. Un 3-0 che lascia poche speranze. Quelle poche speranze Steven Gerrard le raccoglie, motiva la squadra e al 54° fa 3-1. Il 3-2 è di Smicer. Il 3-3 di Xabi Alonso su rigore procurato proprio da lui, il capitano. Il resto è storia nota. I calci di rigore. Le lacrime dei milanisti e Gerrard che alza la coppa dalle grandi orecchie dopo 21 anni. É il salvatore della patria.

Ragazzo taciturno, classico inglese con capelli e carnagione chiara. Ha spalle larghe che gli servono per superare la rivincita del Milan nel 2007. Il 2-0 firmato Inzaghi ad Atene e relativo sogno Champions svanito. Nonostante le sirene del Chelsea e di altri grandi club europei, Steven non lascia Liverpool anche se gli si prospettano anni bui con l’abbandono di Benitez e le difficoltà societarie. Lui resta. E’ il capitano. Deve riportare nella sua città quella Premier League che manca dal 1990. Il sogno sembra avverarsi nella stagione 2013-2014 con Brendan Rodgers in panchina a guidare una squadra giovane. Gerrard ha sempre il numero 8 sulle spalle e la fascia da capitano sul braccio. Sembra una storia a lieto fine. Ultimi anni di carriera e finalmente l’agognato trofeo. Mancano 5 giornate alla fine e il Liverpool affronta il Manchester City primo in classifica. In quella giornata vengono ricordati i 96 morti della semifinale di Fa Cup accaduta proprio 25 anni prima. Il Liverpool vince 3-2 e si ritrova primo in classifica. A fine partita Gerrard trattiene a stento l’emozione e raccoglie tutti i suoi compagni in circolo pronunciando queste parole:” Adesso non dormiamo, ascoltatemi. Questa è andata, ma ora andiamo a Norwich per fare la stessa cosa, andiamo lì e lo rifacciamo. Avanti!”

Ma il calcio non è una favola. E ti punisce appena può. E così contro il Chelsea è proprio Gerrard a perdere la palla che apre la porta a Demba Ba. Il sogno finisce così. Si trasforma quasi in un incubo. 

Quello appena trascorso è stato quindi l’ultimo anno di Steve G con la maglia del Liverpool. Il prossimo anno lo vedremo con quella dei Los Angeles GalaxyAnfield Road gli ha riservato un saluto semplice ma toccante. Applausi a scena aperta e un mega S8G formato con dei cartoncini nella Kop.

Più che un addio è stato un arrivederci.

D’altronde fu Steven Gerrard a pronunciare queste parole: “Quando staranno per terminare i miei giorni, non portatemi in ospedale, ma ad Anfield. Qui sono nato e qui voglio morire”.

Federico Rapini

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