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Genova, 8 dic – I cinesi non badano né a spese né al settore. E così dopo la chimica con Pirelli, dopo le squadre di calcio di Milan e Inter, dopo i gioielli di Buccellati e mentre Pechino punta anche al settore trasporti con Interporto Campano, ecco che i capitali in arrivo dall’estremo oriente fanno un solo boccone di Esaote.



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Fondata nel 1982 in seno all’Ansaldo di Genova (allora parte del gruppo Iri) con l’obiettivo di sviluppare il settore biomedicale, da subito Esaote si è imposta come modello di riferimento, acquisendo nel corso degli anni un primato riconosciuto a livello globale specialmente nell’ambito della diagnostica per immagini. Dagli ultrasuoni alla risonanza magnetica, Esaote si è da sempre caratterizzata per l’esplorazione di nuove frontiere, che l’hanno portata ad affacciarsi anche nel campo dell’information technology applicata alla sanità. Una visione ad ampio raggio che permette oggi alla società, un’eccellenza italiana, di competere sul mercato internazionale con realtà di maggior calibro come Toshiba e Philips.

Privatizzata nel 1994 con un pionieristico managemente buyout, da allora Esaote è passata attraverso numerosi cambi di proprietà, mantenendo però sempre all’interno della compagine sociale una cospicua presenza azionaria degli stessi dirigenti. Almeno fino ad oggi, visto che al termine di una veloce trattativa l’intero capitale sociale è passato in mano ad una cordata di imprenditori cinesi. Fra essi anche Jack Ma, fondatore e presidente del gruppo del commercio elettronico Alibaba, che insieme a Jangsu Yuyue Science & Technology Development e Shanghai Kangda Medical Equipment, tra i principali produttori e distributori di strumenti di diagnostica per immagini, hanno messo sul piatto 300 milioni di euro.

“In questi ultimi anni l’azienda era entrata non dico in una fase di stallo, ma di difficoltà di ulteriore crescita e questi sono mercati in cui la globalizzazione è terribile”, ha spiegato il fondatore Carlo Castellano, che ancora deteneva l’1,8% della società. “O si è in grado di fare il salto in avanti – ha aggiunto – oppure c’è un inevitabile declino. Il mercato cinese era già importante, ora è evidente che si apre ulteriormente”. Grazie ai nuovi proprietari, stabilmente inseriti nelle filiere locali, Esaote avrà infatti un accesso diretto al mercato cinese, che nel solo campo degli ultrasuoni vale più di un miliardo di euro. Un’opportunità di sviluppo non indifferente. Ma che non parlerà più italiano.

Filippo Burla

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