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Bolzano, 11 lug – Anche la Südtiroler Volkspartei (Svp), il partito degli altoatesini di etnia tedesca, dice no alla proposta di legge sull’introduzione dello ius soli. In un’intervista pubblicata oggi sul quotidiano Dolomiten, il segretario del partito Philipp Achammer ha espresso chiaramente la contrarietà della Svp al disegno di legge: “Dopo la sconfitta alle elezioni amministrative, pensavamo che il Pd avrebbe rinunciato alla legge, il che per il nostro partito avrebbe rappresentato la soluzione migliore”. I calcoli della Svp, tuttavia, si sono rivelati sbagliati, poiché il Pd – malgrado una opposizione forte e in parte trasversale – non sembra voler cedere.

“Ma noi – prosegue Achammer – abbiamo grandi difficoltà con questa legge”. I sudtirolesi ritengono infatti del tutto insufficienti i nuovi requisiti per ottenere la cittadinanza: il soggiorno di un minimo di cinque anni su suolo italiano di un genitore e la conclusione di almeno un ciclo di studi (che potrebbe essere anche solo la scuola elementare). “Non è sufficiente legare la concessione della cittadinanza esclusivamente agli anni di residenza oppure alla conclusione di un ciclo formativo. Ciò deve invece avvenire solo in caso di reale integrazione”.

La Svp dunque, spiega il suo Obmann, è molto scettica sul fatto che la seconda generazione di immigrati riesca a integrarsi solo perché nata in loco, prescindendo cioè da una conoscenza approfondita della lingua e dall’assolvimento di un intero ciclo formativo nelle scuole italiane. Per tutti questi motivi, Achammer rende note le intenzioni della Svp in merito alla votazione in Senato: “Qualora il governo dovesse porre la fiducia sul disegno di legge, il voto della Svp non sarà automatico”. Il che equivale a dire che sarà contrario. In sostanza, per fermare l’introduzione dello ius soli, i sudtirolesi sono pronti addirittura a far cadere il governo.

Giulio Prettenthaler

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