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Tangenti in Algeria: niente rinvio a giudizio per Scaroni ed Eni

by Filippo Burla
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Scaroni Eni

Tangenti in Algeria: Eni e Scaroni prosciolti, ma ormai è troppo tardi

Milano, 3 ott – Il gup di Milano, dott.ssa Alessandra Clemente, ha prosciolto l’Eni e Paolo Scaroni dall’accusa di corruzione internazionale, non accogliendo la richiesta di rinvio a giudizio formulata dai pm della procura meneghina.

Prosciolti Scaroni ed Eni

La vicenda riguarda presunte tangenti versate da Saipem per ottenere contratti in Algeria. Insieme alla società capogruppo ed al suo ex amministratore delegato non è stato disposto il rinvio neanche per l’allora responsabile del cane a sei zampe nell’area Nordafrica, Antonio Vella.

“Siamo contenti, eravamo certi della sua innocenza”, hanno affermato i legali di Paolo Scaroni. “Eni apprende con soddisfazione – spiegano invece dal quartier generale di San Donato Milanese – che il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Milano ha emesso provvedimento di non luogo a procedere nei confronti di Eni spa ed alcuni manager della società in relazione alla vicenda giudiziaria per asserita corruzione internazionale relativa ad attività di Saipem in Algeria. Eni ha fornito la massima cooperazione alla magistratura e ha sempre dichiarato l’estraneità della società e dei propri manager, emersa dapprima dagli esiti delle verifiche interne realizzate da soggetti terzi e oggi confermata dal provvedimento del giudice”.

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Saipem indagata

A differenza di Eni, il gup ha invece disposto il rinvio a giudizio per la controllata Saipem e per altri sette imputati. Il processo inizierà a dicembre, ma la società si dice sicura di “potere dimostrare nel giudizio di merito di primo grado, che sarà avviato a dicembre, l’inesistenza dei presupposti per dichiarare la responsabilità amministrativa”.

Al netto di eventuali ricorsi in cassazione da parte dei pubblici ministeri che indagano sul caso, si conclude così il primo filone della vicenda. Con il proscioglimento di Paolo Scaroni e dell’Eni si smonta una buona parte dell’impianto accusatorio, che voleva estendere – con un salto logico non indifferente e non senza qualche fallacia argomentativa – le responsabilità da Saipem ad Eni, da controllata a controllante. Una solerzia, quella della magistratura, sempre precisa e puntuale. Così come, al contrario, i tempi sono sempre lunghi abbastanza per permettere agli effetti negativi di un avviso di garanzia di attecchire per bene e manifestare sul lungo periodo i propri effetti. E’ successo con Finmeccanica, dove Guarguaglini è stato sostituito dopo le accuse di frode fiscale e false fatturazioni, salvo poi uscirne pressoché immacolato. Curiosa anche la coincidenza fra l’indagine a carico di Scaroni e la sua sostituzione – per scadenza di mandato, ma i risultati stavano dalla sua e una riconferma al vertice di Eni non sarebbe stata ingiusta – con l’attuale ad Claudio Descalzi. Sarebbe andata a finire così in ogni modo?

Filippo Burla

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