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Milano, 25 feb – Milano in rosso, milanesi al verde. La metropoli lombarda, ad oggi fortino di un Pd in rotta in gran parte del territorio nazionale, si trova sotto il giogo di un sindaco ricco, tutto immigrati e accoglienza, che si dedica metodicamente all’impoverimento dei cittadini italiani ivi residenti. Uno schema da incubo, eppure c’è chi tarda a svegliarsi. Chi pensava che con Giuliano Pisapia – facoltoso avvocato figlio di tanto padre, comunista fino al midollo – il furore ideologico dell’amministrazione cittadina avesse raggiunto il suo apice si sbagliava di grosso. E’ con Beppe Sala, ex top manager (da Pirelli a Tim, dalle banche d’affari a Expo 2015) rivelatosi “compagno” in età piuttosto matura, che Milano si è ritrovata davvero nei guai.

L’ossessione dell’antifascismo

Il meccanismo dell’antifascismo ha toccato livelli politici e polizieschi mai visti dai famigerati anni ’70; così si sono blindati i cimiteri, represse e ferite con sordi divieti le commemorazioni per l’assassinio di Sergio Ramelli, fino all’imposizione di una delirante autocertificazione della propria fede antifascista per la concessione di spazi pubblici. Tutto questo nella totale indisponibilità a qualunque forma di dialogo con realtà sgradite al soviet di Palazzo Marino. C’è poi l’altro ossessivo e ossessionante elemento caratterizzante della giunta Sala: la promozione, il sostegno e la mitizzazione del fenomeno migratorio, il culto della Grande Sostituzione, praticato con un integralismo soffocante. Noioso sarebbe elencare tutte le iniziative portate avanti in questa direzione, dalle maxi merende solidali (per stranieri) all’anagrafe per i richiedenti asilo, promossa in aperto contrasto col decreto sicurezza di Salvini.

Radical chic con le tasche dei milanesi

Le priorità della Milano “salista” sono queste, ma non solo. Non manca il gusto di mettere le mani nelle tasche dei milanesi che sembra irrefrenabile e si mescola con quel malinteso ecologismo tipico della sinistra radical chic. Un ecologismo che, oltretutto, sbatte proprio contro la smania di fare cassa. Ecco che, dopo un primo aumento di 50 centesimi imposto dalla giunta Pisapia, nei prossimi mesi il biglietto dei mezzi pubblici salirà a ben due euro. Un rincaro del 100% in soli otto anni. Non male come politica “popolare” e come incentivo a rinunciare all’auto…

La più grande Ztl d’Italia

Già, l’auto. E qui arrivano le altre note dolenti. Da questa settimana entra in vigore la cosiddetta Area B (la C riguarda già il centro). Sarà la più grande Ztl d’Italia e vieterà da subito l’ingresso e la circolazione in città ai veicoli fino alla categoria Euro 3 e dall’autunno fino all’Euro 4, per poi estendere progressivamente il bando anche a mezzi di piuttosto recente fabbricazione. Risultato: centinaia di migliaia di cittadini, (milanesi e non), commercianti, artigiani, operai, ambulanti, tutti appiedati in quanto colpevoli di non possedere una nuovissima macchina da ricchi o un luccicante modello elettrico come quelli con cui si fa vedere in giro il sindaco, uno che, peraltro, ha il vizietto della sosta vietata. Insomma, se è vero che i romani con la Raggi, i napoletani con De Magistris e i palermitani con Orlando non se la passano certo meglio, di sicuro la laboriosa e vivace Milano non merita di diventare ciò che vogliono Sala e compagni: un enorme centro d’accoglienza su cui regna una fanatica élite di abbienti progressisti.

Fabio Pasini

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17 Commenti

  1. Ogni città ha il sindaco che si merita… se lo sono votato? Se lo tengano! Magari serva di lezione per le prossime amministrative.

  2. Una cloaca,una latrina ignobile,la stazione centrale è in mano alla fecciaglia negroide spacciatrice,interi quartieri regalati alla malavita indigena e straniera………… fortunatamente resta un centro pulitissimo popolato da radical chic, ricchissimi,piddinissimi,sempre in prima fila alla scala, sempre plaudenti il grigio burocrate inquilino del Quirinale……… auguroni.

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