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Temere la morte è una scelta: Charles Vane tra storia e leggenda

by Roberto Johnny Bresso
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Charles Vane

Roma, 3 mar –  In un periodo di forti conflitti in tutto il globo (non che sia una novità, ma questa volta sono un po’ più vicini a casa nostra) ci si interroga per cosa valga veramente la pena combattere: la patria, la comunità, l’ideale, la famiglia, la vita stessa o anche il denaro… Ma nei tempi una figura di guerriero è rimasta sempre attuale per il fascino che ha esercitato in grandi e piccoli: stiamo parlando della figura del pirata, che è un grande classico vestito di Carnevale per i bambini, proprio per quell’aura da fuorilegge ma con una certa moralità che si porta dietro. Ovviamente il mondo piratesco, un po’ come quello del Far West, benché storicamente reale, vive di un alone leggendario e mitologico creato prima dai molti scritti e poi dal cinema e dalle serie tv. E forse nessun personaggio rappresenta al meglio quell’essere a metà strada tra storia e leggenda del Capitano Charles Vane.

Charles Vane

Charles Vane, una storia suggestiva

Di lui si sa che è nato in Inghilterra intorno al 1680 e che, per non si sa bene quale ragione, è finito col dedicarsi all’attività piratesca nelle Americhe sotto il comando di Henry Jennings. Nel 1717 il grande passo per un pirata: divenne Capitano di una nave, la Lars, nella quale era suo Quartiermastro niente meno che Jack Rackham, che sarebbe divenuto famoso come Calico Jack per aver creato la bandiera di gran lunga più famosa di tutta la pirateria, vale a dire la Jolly Roger. Vane si stabilì quindi a New Providence, dove divenne uno dei principali capi della famigerata Repubblica dei pirati di Nassau, uno stato non riconosciuto ufficialmente da nessuna altra nazione che era governato dal codice piratesco e che fu una sorta di rifugio e fortezza per ogni sorta di fuorilegge dal 1706 al 1718. Alla caduta della Repubblica, agevolata dall’amnistia concessa da Re Giorgio I a chiunque decidesse di mollare l’attività di saccheggio delle navi britanniche, Vane fu tra coloro che rifiutarono questo compromesso, come invece fece il suo vecchio mentore Jennings. Catturato, ottenne il perdono del Re, ma ciò non lo fermò minimamente e, insieme a Calico Jack ed Edward England, ribattezzò la Lark nella Roger e diede il via al suo periodo d’oro: con tutto il suo mondo che cadeva a pezzi e con tanti dei suoi ex soci ora al soldo del nemico, combatteva una guerra senza più alcun obiettivo a lungo termine se non quello di mostrare all’umanità come non potesse essere né fermato né comprato. Anche le migliori parabole però conoscono l’inesorabile discesa e l’equipaggio si ammutinò, accusandolo niente meno che di codardia. Sostituito dal suo storico sodale Rackham gli fu concesso di abbandonare la nave insieme agli uomini rimastigli fedeli. Purtroppo nel febbraio del 1719 fece naufragio sulle coste dell’Honduras, dove venne riconosciuto e catturato. Portato in carcere in Giamaica, venne condannato a morte ed impiccato insieme a tutto il suo equipaggio a Port Royal il 29 marzo 1721.

Il pirata visto oggi

Fino a qui abbiamo parlato dell’uomo e della storia, poi nel 2014 la serie tv Black Sails (purtroppo passata abbastanza inosservata in Italia, ma che vi consiglio vivamente di andare a riscoprire) ha trasportato Charles Vane direttamente nella leggenda, creando uno dei personaggi televisivi più memorabili degli ultimi anni. Black Sails nasce con l’originale idea di porsi come prequel del celebre romanzo L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson, facendo interagire personaggi di fantasia come Long John Silver o James Flint con pirati realmente esistiti come Calico Jack o, appunto, Charles Vane. Vane, interpretato da Zach McGowan, è un uomo spietato che combatte solo per se stesso. Denaro e gloria non sembrano particolarmente interessargli: tutto ciò che ha a cuore è la pirateria come stile di vita ed il suo codice morale che segue alla lettera. Reduce da un amore tormentato, dal cui ricordo doloroso non si libererà mai, solo nella Repubblica di Nassau trova finalmente un ideale per il quale combattere. Catturato e condotto al patibolo, rinuncerà alla possibilità di essere liberato dai suoi accoliti per fare in modo che la sua morte divenga un simbolo di rivolta. E prima di venire impiccato pronuncerà queste parole: “Sono venuto al mondo urlando e coperto nel sangue di qualcun altro, e lascia che te lo dica, non ho paura di andarmene allo stesso modo. Temere la morte è una scelta”.

Così si chiude la terza stagione della serie, con il suo atto di accusa all’Impero Britannico che, colpevole di ogni nefandezza, aveva individuato in lui e in Nassau il pericolo pubblico numero uno. Un discorso composto e fiero che ci ricorda quanto la vita breve di ognuno di noi possa voler significare molte più cose della data di nascita e di quella di morte incise su una lapide.

Roberto Johnny Bresso

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