Roma, 9 nov – Oslo oggi, Cannes ieri, gli ultimi attacchi dovuti al terrorismo sono una piccola porzione di quelli che abbiamo osservato in questo 2021, nonostante le restrizioni da spostamenti dovute al covid.



Terrorismo 2021: Francia, Germania e Austria sotto attacco

Panorama ha pubblicato un buon riepilogo inerente problema del terrorismo nel 2021, consegnandoci un resoconto abbastanza preoccupante. Gli attacchi si moltiplicano, ma questo non sembra preoccupare l’opinione pubblica, interessata più a focalizzarsi su covid, green pass ed eventuali nuove forme di accoglienza indiscriminata del “diverso”. Perché, oltre a Francia e Norvegia, anche la Germania ha subito un altro attentato appena due giorni fa, domenica 7 novembre: un 27enne siriano armato di coltello aveva attaccato i passeggeri del treno ad Alta Velocità che va da Ratisbona a Norimberga, ferendo tre dei 300 passeggeri in maniera seria.

C’è poi il precedente attacco subito in Norvegia il 13 ottobre, quando il 37enne Espen Andersen Brathen, un norvegese convertito, ha ucciso cinque persone ferendone un altro paio armato di arco e frecce. Il 15 dello stesso mese il parlamentare inglese sir David Amess, 69 anni, è stato ammazzato da Ali Harbi Ali, 25 anni, di origine somala. E andando a ritroso, sempre nel 2021, la lista si allunga: nel giugno scorso a Wurzurg, di nuovo in Germania, ancora un giovane di origini somale aveva attaccato nove donne, uccidendone tre. Nel 2019 e nel 2020 si è viaggiato a una media di 55 attacchi, tra tentativi e azioni effettivamente generanti vittime.

Una guerra che non vogliamo vincere

Lakhdar Benrabah, il 37enne algerino autore dell’attentato francese, non era considerato un rischio in quanto “non nelle liste dell’intelligence”. L’attentatore in Norvegia è successivo a un altro attentato avvenuto nel Paese da un autoctono convertito all’Islam appena il mese scorso. Un’atmosfera che ricorda tanto quella vissuta tra il 2015 e il 2018, quando il mondo occidentale, invece di porsi il problema di come affrontare un rapporto con il mondo esterno, si affidava esclusivamente alle intelligence nazionali e poco a una reazione di tipo culturale, tradizionale, ma anche frontaliero-identitaria, ritenuta come al solito contraria al mondo aperto, multiculturale e multietnico.

Da vent’anni a questa parte, l’Occidente si rapporta con l’esterno sempre con gli stessi metodi, che rivelano puntualmente sbagliati. Ignorando la necessità di controllare seriamente le frontiere (anche se ovviamente ci sono differenze tra Stato e Stato) e di produrre una reazione identitaria, in compenso ha ben pensato di prendersela con tutte le realtà statali di ispirazione laica presenti nel Medio Oriente a prevalenza musulmana, come la Siria, la Libia o lo stesso Egitto. Realtà dove le comunità cristiane sono e venivano tutelate.

Insomma, l’Occidente non sembra imparare mai dalle lezioni che la vita costantemente gli pone innanzi. Probabile che la questione riguardi interessi particolaristici ma, ovviamente, non è una giustificazione per una mancanza assoluta di reazione – umana, culturale, politica, identitaria – dei popoli che lo compongono.

Stelio Fergola

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1 commento

  1. Ammettere il diffondersi del terrorismo islamico quale fenomeno e non come meri episodi di follia, significa per i governi, ammettere il fallimento pluridecennale della loro politica , non solo in merito all’immigrazione ma in generale. Ecco perché anche a fronte di evidenze schiaccianti dopo ogni attacco si assiste ad una ingiustificata reticenza delle autorità, della politica e dell’informazione ad ammettere che si tratta di attacco terroristico di matrice islamica.

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